giovedì 18 gennaio 2018

Bibliografie essenziali. 35. Tursi. La Rabatana, a cura di C. D. Fonseca, Matera, Altrimedia Edizioni, 2004

FONSECA COSIMO DAMIANO
Introduzione (p.11-18)
PELLETTIERI ANTONELLA
"...Et per Sarracenos casali S. Jacopi". Gli insediamenti islamici in Basilicata (p.19-32)
MONTESANO NICOLA
Tursi. Alle radici del toponimo Rabatana (p.33-44)
BISCAGLIA CARMELA
La forma urbis della Rabatana di Tursi. Il processo evolutivo della città e il suo contesto storico attraverso le fonti notarili dei secoli XVI-XVII e i carteggi dell'Archivio Doria Pamphilj (p.45-74)
COLESANTI GEMMA
Aspetti della vita economica del territorio di Tursi attraverso alcuni documenti inediti (1473-1488) (p.75-82)
DEROSA LUISA
Una città dimenticata. Note per uno studio sulla Rabatana di Tursi dal Medioevo all'Età Moderna (p.83-114)
POTENZA MARIA ROSARIA
Ricerca aerofotogrammetrica con studio analitico e produzione cartografica del "Quartiere Rabatana" di Tursi (p.115-124)
GERALDI EDOARDO
Ambiente naturale e ambiente costruito. Antichi legami spezzati tra uomini, terra e acqua nel cuore dell'abitato della Rabatana di Tursi (p.125-150)
LIONETTI BRUNA
Il rilievo come base dell'indagine conoscitiva della Rabatana. S. Maria Maggiore - Comparto urbano in via Goldoni - via Novelli - Palazzo Labriola (p.151-156)
MASINI NICOLA
Analisi del lessico costruttivo della Rabatana di Tursi. Un contributo per la redazione di un codice di pratica (p.157-210)
GAUDIANO MARIA LUCIA
Lettura delle strutture edilizie nella Rabatana di Tursi. Il tipo edilizio nel tessuto urbano (p.211-222)
PALOMBA MARIA BRUNA
Chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana. Gli interventi del XX secolo (p.223-246)
GERALDI EDOARDO - RADICCHI PINA
Metodologie avanzate di indagine basate sull'infrarosoo. Lo studio del Patrimonio Culturale: Analisi T/IR sulla Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore della Rabatana di Tursi (p.247-256)
GIZZI FABRIZIO TERENZIO
Il quadro sismico e la pericolosità di sito nel contesto della vulnerabilità (p.257-286)
LAZZARI MAURIZIO
Rischio geomorfologico relativo e dissesto idro-geologico dell'area urbana di Tursi: naturale o antropogenico? (p.287-304)
GIZZI FABRIZIO TERENZIO - MASINI NICOLA
Il terremoto irpino del 23 novembre 1980 a Tursi. Dal dato parametrico a quello descrittivo (p.305-316)
PALOMBA MARIA BRUNA
Incidenza degli eventi alluvionali sul tessuto urbano e sul comparto via Goldoni - via Novelli (p.317-330)
DELLI SANTI MAURIZIO
GIS per la catalogazione, gestione e valorizzazione della Rabatana di Tursi (p.331-336)
LIONETTI COSIMO - SGURA VINCENZO
Il software esecutivo per la catalogazione integrata della Rabatana (p.337-340)
PISCOPO SABINA
Appendice: Lettera a un viaggiatore (p.353-372)

giovedì 11 gennaio 2018

Paesi lucani. 42. L'Università di Muro

In età moderna, a Muro, in pubblico parlamento, il popolo procedeva all’elezione di due Mastrogiurati, due sindaci e quattordici persone per eletti; di questi se ne faceva una lista che si portava al padrone, il quale dei detti due mastri giurati ne eleggeva uno, dei due sindaci ne eleggeva uno e delle quattordici persone ne eleggeva sette per eletti.
Al Mastrogiurato – figura tra le più importanti dell’Università – era affidata la pubblica sicurezza della Città: possedeva la facoltà di punire le guardie quando non prestavano servizio, di sostituirle con altre quando gli impedimenti fisici ne condizionavano la presenza; in caso di assenza del Governatore (o Giudice), prendeva le redini dell’amministrazione con il nome di Luogotenente, si prestava a Mastro Mercato durante la Fiera di S. Quirico e a custode dell’Archivio comunale; regolava i donativi dello sposo nei matrimoni a seconda della quantità della dote ma, soprattutto, presiedeva i pubblici Parlamenti e formulava le proposte.
Il Sindaco – responsabile dell’amministrazione economica e finanziaria della città – prestava servizio insieme a quattro Eletti: il Capo Eletto, il Catapano o Grassiere, il Portolano e il Segretario. Il primo affiancava il Sindaco e ne faceva le veci in caso di assenza; il secondo vigilava sui macelli, le cantine, le pizzicheriecon l’incarico di imporre l’accisa sui commestibili; al Portolano erano affidate le pulizie delle strade e il Segretario – cui erano subordinati tre uscieri – completava il personale dell’amministrazione svolgendo varie funzioni di utilità.
 Questi magistrati, chiamati Baiuli, venivano eletti – eccetto il Portolano che era scelto dalla Regia Camera sulla terna proposta dall’Università – ogni anno, di solito nella stagione estiva e durante i giorni festivi. Tutti erano elettori: esclusi soltanto le donne, i fanciulli, i debitori dell’Università, gli infami per condanna o per mestiere.
Le elezioni e il pubblico parlamento si tenevano in piazza S. Marco, dove tutti i cittadini, previo invito del banditore che per tre giorni di seguito correva per la città, convenivano al tocco della campana: a seconda del tempo, i componenti del Governo sedevano all’aperto, intorno alla Pietra del Pesce o sotto il porticato dell’antica Taverna; alla fine di ogni seduta, il Cancelliere, servendosi della suddetta Pietra come piano d’appoggio redigeva il verbale o conclusione dell’assemblea.
Ma questi due luoghi d’esercizio del potere furono solo dimora temporanea dell’Università: sebbene tra i Governatori e la Taverna vigesse una sorta di convenzione (consistente in un alloggio gratuito, una sala per l’amministrazione della giustizia, una stalla per il cavallo e un carcere temporaneo per i detenuti), il disbrigo degli affari si teneva, già agli inizi del Seicento, nella sagrestia della Chiesa dell’Annunziata dove era custodito anche l’archivio dell’Università. Un nuovo edificio, poi, di cui si face menzione nel primo articolo dei Capitoli della Taverna, con il nome di Dohana nova, sorse a breve distanza dalla Taverna, sulla strada di S. Maria Viapiana, dirimpetto alla chiesa dell’Annunziata e al palazzo Marolda. Venne su con porzioni grandiose e i suoi portici abbastanza spaziosi si prestavano meravigliosamente a contenere governo e popolo quando si tenevano comizi e parlamenti.
Secondo la rivela del 1746, dopo che il terremoto del 1694 distrusse la nuova sede che cadde insieme alla chiesa dell’Annunziata, l’Università prese in fitto per 92 ducati una casa di otto stanze, due delle quali adibite a carcere.
Tutti i magnifici componenti del governo percepivano uno stipendio; da un bilancio dell’Università del 1738 veniva chiaramente espressa ciascuna provvisione: al Sindaco spettavano quindici ducati, al Capo Eletto per la numerazione degli animali e la formazione del libro delle tasse, e al Cancelliere, 10 ducati; ai tre uscieri ventinove e al Mastrogiurato spettava la più alta provvisione di trenta ducati.
Anello di congiunzione tra l’Università e la potestà feudale era il Governatore, nominato ogni anno dal conte che si raccomandava di scegliere «huomo di spata e cappa» per elevarlo a «Dottore in Lege, privilegiato, attalchè la Guiustizia habia suo effetto senza exceptione di persona».
Al Governatore rispondevano i Giudici della Bagliva che se inizialmente erano collettori universali delle rendite demaniali e feudali, dell’esazione delle rendite e dell’amministrazione della giustizia, videro in poco tempo ridurre la propria influenza al semplice «decidere simpliciter et de plano le cose appartenentino alla Bagliva» ossia a rendere giustizia su quel complesso di consuetudini e di usi, che raccolti ed ordinati sotto il nome di Capitoli, Capitolazioni o Statuti, ebbero vigore di legge, poiché sanciti e confermati dal feudatario .
Non solo erano obbligati a rendere giustizia entro otto giorni dalla querela ma per ogni ritardo o obiezione erano passibili di una multa di quindici carlini. Non appena gli uscieri della «Corte Bagliva» coglievano in flagranza i contravventori, o anche animali domestici senza padrone che mettevano guasto nei seminati, negli orti, nelle vigne, erano tenuti a riferire subito ai giudici e attendere gli opportuni provvedimenti.
Le denunce, però, si accettavano solo se corroborate dalla testimonianza di individui presenti al fatto; il solo padrone del fondo in cui era avvenuto il danno non poteva nulla, neppure se fossero stati visibili i segni del danno sofferto e se il suo asserto fosse stato suggellato da giuramento.
I due giudici della Bagliva non percepivano stipendio; erano eletti annualmente dal popolo e la loro retribuzione consisteva in una quota parte degl’introiti per le multe inflitte ai contravventori; per questo non mancavano abusi: bollavano ai mugnai le stadere e le bilanci, con le quali pesavano il grano e le farine, nonché le cosiddette «misure» per riscuotere la molitura o quel tanto di sfarinato che gli spettava per compenso; bollavano altresì le Caraffe ai Cantinieri; e qualora i mugnai e cantinieri erano sorpresi in fallo dai Baglivi, che avevano l’obbligo di sorvegliare mulini e cantine, pagavano per multa due tari.
La Bagliva, dunque, non sempre introitava denaro per ripartirlo secondo le norme stabilite e molto spesso tutto quel che si riceveva restava ad esclusivo beneficio dei Giudici e degli Uscieri: se ad esempio, il proprietario di un terreno, di un vigneto, di un orto, vi trovava dei maiali che mandavano tutto a male, secondo gli articoli 53, 54 e 58 degli Statuti, poteva ucciderli ed impadronirsi della carne a patto però che consegnasse, per ogni maiale ucciso, un prosciutto ai Giudici e la testa agli Uscieri.
Le contravvenzioni, poi, rispetto al danno fatto dagli animali, non si applicavano con eguale misura su tutti i terreni dell’agro murese: le pene e le multe maggiori venivano applicate per i danni che si producevano negli orti e nei vigneti, ragion per cui, l’articolo 66 dei Capitoli prescrisse ai pastori di starne lontani con i loro greggi; ma per evitare ulteriori questioni, l’Università istituì di procedere ogni anno alla Difesa delle vigne: una commissione di quattordici individui tra mandriani ed agricoltori aveva il compito di tracciare in modo stabile e definitivo le linee da rispettare.
I feudatari facevano costantemente leva sull’Università per rafforzare i loro interessi economici tanto che, un po’ per volta, vennero abolite le antiche consuetudini: i magistrati furono spogliati di ogni prestigio, gli Orsini nel Seicento tolsero la carica di pubblica sicurezza al Mastro Giurato per affidarla ai loro “Barricelli”, aggregarono la Portolania alla Corte e fecero controllare il Catapano dall’Erario comitale.
L’Università, dunque, non era che un altro strumento nelle mani dei potenti, un punto di riferimento di sola facciata, incapace di rivendicare i diritti del popolo contri gli abusi e le usurpazioni; perfino i lunghi procedimenti penali cui l’Università era costretta ad appellarsi non riuscivano a rendere giustizia: dal 1572 al 1806 l’Università di Muro tenne con quella di Castelgrande e con i conti Orsini una vertenza per il possesso dei demani compresi nei loro territori; molte volte, per pareggiare i bilanci – indeboliti da uscite, destinate, per la maggior parte al Signore – era costretta a tassare i cittadini sui generi alimentari, effettuare prestiti, concedere in pagamento alcuni diritti sul terratico del demanio .
Le uscite superavano le entrate perché il Signore imponeva continuamente nuove tasse come i 1450 ducati l’anno per la rendita del feudo, e perché gli interessi spesso superavano la somma dei prestiti stessi.
Gli Orsini, per aumentare il patrimonio fondiario, utilizzavano tutte le risorse derivanti dai poteri feudali nell’usurpare le terre pubbliche oppure nell’obbligare i singoli proprietari a vendere le terre private; costrinsero i vassalli a servizi personali gratuiti, esercitando sulla popolazione un continuo terrore di cui la giurisdizione era lo strumento principale; addirittura, quando l’Università nel 1737 inoltrò al duca la richiesta di annullamento delle le elezioni fatte «contra formam iuris», senza il consenso del popolo e l’emanazione dei «banni», trasferì il pubblico carcere nelle sue stanze esercitando inimmaginabili forme di tortura.

BIBLIOGRAFIA

L. MARTUSCELLI, Numistrone e Muro Lucano. Note appunti e ricordi storici, Napoli, Tipografia Pesole, 1896
M. A DE CRISTOFARO, Muro Lucano nell’età moderna e il suo archivio diocesano, Venosa, Osanna, 1989

giovedì 4 gennaio 2018

Bibliografie essenziali. 36. Zanardelli e la Basilicata cento anni dopo, Potenza, Consiglio Regionale della Basilicata, 2003

CASERTA GIOVANNI
Giuseppe Zanardelli: un viaggio nella terra in cui la pazienza fu più grande della miseria (14-30 settembre 1902) (p.23-62)
CORSINI PAOLO
Vita e opere di uno statista liberale (p.63-71)
DE RUGGERI RAFFAELLO
Intervento (p.73-82)
TAMBLÉ DONATO
Le fonti archivistiche relative al viaggio di Zanardelli in Basilicata: l'Archivio Centrale dello Stato (p.83-104)
VERRASTRO VALERIA
Le fonti archivistiche relative al viaggio di Zanardelli in Basilicata: l'Archivio di Stato di Potenza (p.105-116)
D'ANDREA GIAMPAOLO
Il Mezzogiorno, la Basilicata e Zanardelli (p.117-133)
MARTIELLO DONATO
Zanardelli e Fortunato (p.135-142)
GAETANI D'ARAGONA GABRIELE
Intervento (p.143-147)
SAVINO NICOLA
Intervento (p.149-150)
CESTARO ANTONIO
Conclusioni (p.151-158)
ZANARDELLI GIUSEPPE
Discorso pronunciato a Potenza il 29 settembre 1902 (p.159-169)

sabato 23 dicembre 2017

Auguri per la pausa natalizia!

Nel ringraziarvi per l'attenzione con cui ci seguite, da parte del prof. Antonio D'Andria e di tutti i collaboratori del blog e della nostra pagina Facebook (https://m.facebook.com/distoriadistorieblog/?ref=m_notif&notif_t=page_invite_accept), un sentito augurio di buon Natale e felice 2018:
Maronna mia bèll
ca sì cum na stella
uardm stanott’
non m’ fa fa la mala mort'.

M’colch’ a lett’ p l’angel perfett
l’angel candann Ges Crist predicam.

P la luna e p lu sol,
p Sand Salvator,
facit nu Natale bbuon
voi e ogne aut uom.

Ad maiora!

giovedì 21 dicembre 2017

Bibliografie essenziali. 33. Patrioti e insorgenti in provincia: il 1799 in Terra di Bari e Basilicata. Atti del Convegno di Altamura-Matera, 14-16 ottobre 1999, a cura di A. Massafra, Bari, Edipuglia, 2002

MASSAFRA ANGELO
Patrioti e insorgenti in provincia nel 1799: note introduttive (p.3-32)
DE FRANCESCO ANTONINO
La Repubblica napoletana del 1799 nel contesto del triennio giacobino in Italia (p.33-50)
RAO ANNA MARIA
Le insorgenze fra storia e storiografia (p.51-76)
MARTIN JEAN-CLEMENT
La place de la Contre-Révolution dans les études historiques en France (p.77-92)
CESTARO ANTONIO
Vescovi e clero nel Regno di Napoli durante la rivoluzione del 1799 (p.93-104)
CATTANEO MASSIMO
Santi e miracoli nell'Italia in rivoluzione: il caso napoletano (p.105-136)
SPAGNOLETTI ANGELANTONIO
Istituzioni e gruppi dirigenti di Terra di Bari fra rivoluzione e insorgenze (p.137-152)
DE LORENZO RENATA
Tradizione-innovazione: "uomini di scienza" e rivoluzione in Terra di Bari e Basilicata (p.153-192)
IURILLI ANTONIO
Un medico nella rivoluzione: Domenico Cotugno (p.193-210)
DISTASO GRAZIA
Un vescovo-letterato: note su Domenico Forges Davanzati (p.211-228)
LIBERATI GIANFRANCO
Note sul Progetto di Costituzione di Mario Pagano (p.229-256)
ANTONACCI NICOLA
Per una prosopografia di gruppo dei repubblicani di Terra di Bari: caratteri e destini del ceto politico "giacobino" prima e dopo il 1799 (p.257-286)
TIECCO SIMONA
Ordine pubblico e controllo sociale in terra di Bari fra rivoluzione e Restaurazione (p.305-326)
PUPILLO GIUSEPPE
Altamura nel 1799 (p.327-346)
LO FARO FRANCESCA M.
La "congiura dei baglivi": giustizia e polizia ad Altamura tra la rivoluzione del 1799 e la restaurazione borbonica (p.347-360)
CIRILLO GIUSEPPE
Banditismo, masse sanfediste e comunità locali nella Puglia pastorale (p.361-390)
PUCA ANTONIO
Organizzazione e ideologia delle masse sanfediste: il caso pugliese (p.391-402)
SARDONE PASQUALE
Celebrazione ed leaborazione della memoria nel primo centenario della rivolzuione del 1799 ad Altamura (p.403-428)
COFANO DOMENICO
Il mito della rivoluzione napoletana del 1799 nella "Rassegna Pugliese" (p.429-440)
GIURA LONGO RAFFAELE
Società, politica e cultura in Basilicata alla vigilia della rivoluzione (p.441-454)
LERRA ANTONIO
"Patrioti" e "insorgenti" nel 1799 in Basilicata (p.455-486)
SANNINO ANNA LISA
Costruire la controrivoluzione. L'associazionismo politico-culturale antidemocratico in Puglia e Basilicata alla fine del Settecento (p.487-528)
DE CRISTOFARO MARIA ANTONIETTA
Percorsi formativi e culturali dei patrioti del 1799: le biblioteche dei Rei di Stato (p.529-552)
SINISI AGNESE
Aspetti delle rivolte popolari nello "stato" di Melfi (1799-1805) (p.553-590)
LARDINO SALVATORE
Risorse collettive, comunità e individualismo agrario in Basilicata tra riforme e rivoluzione (1780-1806) (p.591-642)
AZZINNARI MARINA
Il Novantanove in Puglia e in Basilicata nei documenti dell'Archivio di Stato di Napoli (p.643-660)
PORCARO MASSAFRA DOMENICA
L'epurazione delle carte "formate nel tempo della passata anarchia" nelle province pugliesi (p.661-672)
ANGELINI GREGORIO
Le fonti negli archivi di Stato di Basilicata. L'Archivio di Stato di Potenza (p.673-684)
MANUPELLI ANTONELLA
Le fonti negli Archivi di Stato di Basilicata: l'Archivio di Stato di Matera (p.685-706)
DIBENEDETTO GIUSEPPE
Lo studio della Rivoluzione del 1799 attraverso le fonti dell'Archivio di Stato di Bari (p.707-714)
CARCERERI LUCIANO - MARTUCCI ROSA
Libri a stampa sul 1799 nella Biblioteca Nazionale di Bari e nel Fondo Beltrani della Biblioteca Comunale di Trani (p.715-796)
PANSINI IGNAZIO
I fondi sul 1799 della Biblioteca provinciale "De Gemmis" di Bari (p.797-808)
DE GENNARO GIOVANNI
Considerazioni da cronache, diari e testimonianze sulle "insurgenze" del 1799 in Terra di Bari, Puglia e Basilicata (p.809-824)
SPEDICATO MARIO
Chiesa e rivoluzione repubblicana: l'episcopato di Terra di Bari nel 1799 (p.287-304)

giovedì 14 dicembre 2017

Bibliografie essenziali. 28. Garaguso. La sua storia e il suo territorio. Atti delle giornate di studio promosse dal Comune di Garaguso negli anni 2002-2003, Matera, BMG Editrice, 2006

GIURA LONGO RAFFAELE
Introduzione (p.7-10)
BOENZI FEDERICO
I lineamenti geografico-fisici del Comune di Garaguso (Matera) nel quadro del Bacino Idrografico del Torrente Salandrella (p.11-20)
MARRA MICHELE
Il nome preistorico di Garaguso (p.21-146)
AMENDOLAGINE BEATRICE
I ritrovamenti archeologici nel territorio di Garaguso (p.147-164)
BISCAGLIA CARMELA
Il feudo di Garaguso: dai Normanni ai Sanseverino principi di Salerno, ai Revertera duchi della Salandra (p.165-192)
BASILE APOLLONIA
Storia Arte Restauri nelle chiese di Garaguso (p.193-218)
MANUPELLI ANTONELLA
Garaguso nelle fonti d'archivio (p.219-242)
MAZZARONE ANGELO
La Chiesa di Garaguso attraverso gli atti dei vescovi di Tricarico (p.243-268)
VERRASTRO VALERIA
L'eversione della feudalità a Garaguso (p.269-308)
VERDONE LUIGI
Lo status economico-sociale di Garaguso nella prima metà dell'800 (p.309-346)
MOLES VITO
Un medico nel palazzo (p.347-362)
NIGRO RITA
L'archivio comunale: i fascicoli dei confinati (p.363-378)
DE RIGGI ANNAMARIA
La scuola (p.379-404)
BOLLETTINO GIOVANNA
Esperienze di cultura popolare (p.405-410)
CLEMENTE ANTONELLA
Il Comitato di Patronato ONMI di Garaguso (p.411-479)

mercoledì 6 dicembre 2017

Dottorato di Ricerca. Venti anni di attività scientifico-didattiche. Realtà e prospettive (Potenza, 6 dicembre 2017)

Far perno sulla ricerca, per sensibilizzare l’insieme dei soggetti istituzionali: sviluppo e innovazione risultano parole vuote, se non si fa perno sulla ricerca. È quanto emerso dall’incontro che ha ricordato, a Potenza, il 6 dicembre 2017, i venti anni del Dottorato di Ricerca del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Basilicata, a Potenza. L’incontro, moderato dal Direttore del Dipartimento, Paolo Augusto Masullo, ha tirato un bilancio dei vent’anni e focalizzato le aspettative per il futuro nel rapporto autonomo e parallelo tra UniBas e Regione Basilicata, nella prospettiva di rendere fruibili le compe-tenze e le professionalità prodotte dal Dottorato.

La Magnifica Rettrice UniBas, Aurelia Sole, ha esordito ricordando che il dottorato ha più di 100 dottori di ricerca e 23 nei cicli attivi; forte legame con il territorio, ma con molte iniziative anche internazionali; è un dottorato attrattivo, a fronte del solo 36% degli studenti UniBas che vi si iscrivono. Oggi, tra l’altro, con due borse di Dottorato Industriale, per la prima volta anche questo campo umanistico fa trasferimento di conoscenze e competenze. Il valore della formazione del Dottorato è di tipo aggiuntivo, perché dovrebbe ritrovare all’esterno il riconoscimento dovuto, a fronte di una grande apertura delle amministrazioni locali, a partire dalla stessa Regione Basilicata, che lavorerà con UniBas per il trasferimento delle conoscenze tramite la sua agenzia T3.

Antonio Lerra ha ricostruito la storia del Dottorato in discipline storiche e del suo gemello “linguistico” che, a fronte della penalizzazione attuata dal Governo nazionale sui piccoli e giovani atenei, ha registrato una fiorente attività. In effetti, Lerra ha parlato di una vera e propria «questione meridionale dell’università», una questione che l’iniziativa del 6 dicembre concorrerebbe a rilanciare anche oltre l’ambito accademico: il comparto dottorati, che dovrebbe rappresentare il terzo livello di formazione, con reali possibilità di accesso lavorativo, registra una realtà diversa e molto complessa, con impoverimento dell’offerta dottorale, specie nelle aree con tessuto socio-economico più fragile, senza possibilità di interventi di supplenza da parte dei privati. Cosicché, i tagli nell’offerta dottorale (diminuzione del 44,5% rispetto al 2013) si assommano a iniziative private che fruiscono di apporti politici, come afferma Lerra, e volte a formazioni “pseudouniversitarie”. In UniBas, a fronte degli 11 dottorati del 2012, è stato possibile, dal XXIX ciclo, attivarne solo uno per ogni Dipartimento, in numero di 5. Il Dottorato “storico” è comunque riuscito a mantenere l’offerta, nella consapevolezza del ruolo determinante dell’attività di ricerca dottorale che, come detto, dovrebbe costituire il terzo livello della formazione e connotarsi come formazione diffusa. In questo contesto, l’attuale Dottorato in Storia, culture e saperi dell’Europa mediterranea dall’antichità all’età contemporanea è fusione dei dottorati in Storia dell’Europa mediterranea dall’antichità all’età contemporanea, nacque nel XII ciclo, nel 1997, con tre borse, una delle quali fu risultato di una convenzione specifica tra UniBas e Amministrazione Provinciale di Potenza. Nei successivi quattro cicli, si proseguì tra due o tre borse, fino, al XVII ciclo, con otto borse fino al XX ciclo, per poi attestarsi a quattro/cinque borse fino al XXVIII ciclo: dal XII al XXVIII ciclo hanno conseguito il titolo 67 dottorandi, 25 dei quali provenienti da UniBas, gli altri da ben dodici atenei. Coordinatori del Dottorato, furono Antonino De Francesco, Aurelio Musi, Aldo Corcella, che diressero un Dottorato interuniversitario, con punte di nove atenei consorziati e che produsse una collana, «Europa Mediterranea», che pubblicò e valorizzò aspetti e problemi della più giovane ricerca. Il Dottorato in Lingua, testo e forme della scrittura, coordinato da Annamaria Andreoli, Carlo Vittorio di Giovine, Carlo Beretta, dal XVIII al XXVIII ciclo ha, invece, addottorato 26 dottori, 18 dei quali provenienti da UniBas. Nell’insieme, dunque, i due dottorati hanno prodotto 102 dottori di ricerca, 39 dei quali laureati in UniBas, ai quali vanno aggiunti 23 dottorandi tra XXXI e XXXII ciclo: un notevole patrimonio scientifico-culturale, dunque, nel quale solo il 30-40% ha avuto modo di continuare nel sistema universitario in modo strutturato, anche se i livelli di valutazione nazionale e internazionale sono positivi, in un Paese che continua ad affrontare in modo inadeguato il problema della disoccupazione d’eccellenza.

Aldo Corcella, come Coordinatore del “nuovo” Dottorato, ha esordito che il ventennale non vuole nascondere problemi e criticità di un impegno collettivo nel portare avanti la ricerca e la formazione. In realtà, come ha affermato, i problemi sono essenzialmente «di sistema»: tradizionalmente, infatti, l’Università italiana come d’élite formava ancora studenti di livello dottorale ma, a partire dagli anni No-vanta, con l’introduzione del terzo livello di formazione già citato da Lerra, anche UniBas si attivò nel Dottorato, con una parentesi, tra XIII e XV ciclo, di un dottorato in discipline classiche in collaborazione con Cassino. A fine anni Novanta ci si accorse che bisognava rimanere su un tipo di Dottorato di Ateneo, più che interuniversitario. Con il 2013, anno di grande svolta - in un sistema di accreditamento da parte di ogni Università in base ai requisiti dettati dal Ministero dell’Istruzione -, si indica come ogni dottorato debba avere un Collegio Docenti di almeno 16 docenti strutturati, con documentato livello di ricerca e sei borse per ciclo: ciò ha portato ad un vero e proprio dimezzamento dei dottorati italiani. Nei piccoli atenei, anche dove esistevano dottorati molto specializzati, con risultati di eccellenza, si crearono Dottorati più ampi, per concentrare le risorse di personale e di borse: in particolare, il nuovo Dottorato umanistico di UniBas ha compreso i settori scientifico-disciplinari più ampi. UniBas, ha evidenziato Corcella, ha risposto ad un’esigenza legislativa per non far perdere ai giovani una grande opportunità di formazione, sia pure in un contenitore più vasto, nella sfida dell’interdisciplinarietà: i dottorandi hanno imparato a tenere insieme settori diversi intorno a temi comuni, anche se l’ottica generalistica non può essere la risposta alle esigenze governative. In tutto ciò, ha detto Corcella, permane il paradosso secondo il quale il Dottorato, prima, formava futuri professori universitari, per poi diventare il luogo in cui fornire importanti esperienze da portare nella società; ma, a fronte delle restrizioni, la formazione si è ristretta, in ogni campo. Tuttavia, ha ammesso il Coordinatore, l’attrattività e l’apertura di questo Dottorato è quasi unica e, nel contempo, esso è un presidio culturale di prim’ordine da non togliere.

Pasquale Frascolla, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia ed attuale presidente della Commissione Ricerca, si è soffermato su alcune questioni emerse negli interventi precedenti, a partire da quella delle trasformazioni dei Dottorati in Italia e dei consorzi interuniversitari. Inoltre, Frascolla ha evidenziato come il Dottorato venga intrapreso già con il pensiero rivolto al “dopo”, di come andare avanti in un processo di formazione alla ricerca: il “demone” della ricerca, ha evidenziato, è insopprimibile, ma il punto è che la formazione, la stessa competitività, oggi è minata dal sorgere di dottorati generalistici, oltre al fatto che il rendimento “politico”, il consenso, della formazione di terzo livello è bassissimo: Frascolla, con toni pacati, ha recisamente evidenziato lo spreco di fondi pubblici per la formazione “sparsa”, a fronte dell’abbassamento degli stessi nella formazione seria.

D’altra parte, a complemento, quasi, di quanto detto, l’intervento di Maria Anna Noto, una dei primi tre Dottori di Ricerca e attualmente docente strutturata nell’Università di Salerno. La Noto ha ricordato il per-corso epistemologico d’eccellenza del Dottorato, nel quale le proposte di casi di studio vengono inquadra-te in una prospettiva di tipo analogico: Tutto ciò per far «apprendere il mestiere», nel corso di diverse esperienze di studio, seminari, convegni, su alcuni filoni di ricerca nei quali i dottorandi furono attivamente coinvolti: temi importanti ancora oggi all’ordine del giorno, dalle forme della comunicazione politica ai processi di modernizzazione, dalle celebrazioni quali centenari e ricorrenze di eventi spartiacque, dalla Rivoluzione del 1799 al periodo napoleonico, dal democratismo al Risorgimento. Gli interventi specifici sono stati conclusi dalla dottoranda Alessia Araneo, rappresentante dei dottorandi nel consiglio del Dipartimento di Scienze Umane, che ha brevemente illustrato ruoli e incidenze della “forma Dottorato” in Italia e in Basilicata all’interno della pluralità di processi dell’attuale temperie.

Infine, a chiusura dell'incontro, le riflessioni di Roberto Cifarelli, Assessore alle Politiche Produttive della Regione Basilicata, sul trend negativo di tipo socio-economico nella Basilicata attuale, che va ad aggiungersi alle direttive nazionali che danneggiano una regione definibile "a fallimento di mercato" e la cui amministrazione si rende conto che bisogna investire in infrastrutture e, in tale contesto, sull'infrastruttura culturale per eccellenza, l'UniBas, finanziata per dieci milioni di euro annui secondo una convenzione decennale. Ciò in una politica di ancoraggio dei giovani al territorio, in cui, inoltre, la Regione Basilicata va verso una nuova legge per il diritto allo studio, cercando di superare la precedente, datata al lontano 1978, con, ad esempio, finanziamenti legati agli studentati, sia a Potenza che a Matera, o al campus in inaugurazione nella primavera del 2018. Anche il tema dei Dottorati di Ricerca, ha affermato Cifarelli, è all'attenzione dell'amministrazione regionale, per la "spendibilità" del titolo nell'ambito dell'Istruzione e della Ricerca, che servono, dunque, a implementare sviluppo e innovazione del territorio lucano. Un impegno totale, dunque, almeno secondo quanto affermato dall'assessore, in un'alleanza strategica tra Regione e Università per poter dare una speranza possibile alla Basilicata. 

Bibliografie essenziali. 35. Tursi. La Rabatana, a cura di C. D. Fonseca, Matera, Altrimedia Edizioni, 2004

FONSECA COSIMO DAMIANO Introduzione (p.11-18) PELLETTIERI ANTONELLA "...Et per Sarracenos casali S. Jacopi&...