Feudatari di Basilicata. 1. XIII-XV secolo


La rete feudale, a metà Cinquecento, faceva della Basilicata una provincia di media e grande signoria, in cui alcune importanti famiglie legavano la Basilicata con la rete feudale di altre province limitrofe. Infatti la media signoria in Basilicata comprendeva il 43,07%, con 13.429 fuochi, e la grande signoria raggiungeva il 56,31%, con 17.558 fuochi, della popolazione provinciale infeudata. Un dato che poneva la provincia della Basilicata al penultimo posto tra le province del Regno per la presenza di città regie, la maggior parte dei territori della provincia erano in mano ai feudatari.
I primi e più potenti signori della Basilicata furono i Sanseverino, che esordirono organizzando in Basilicata e in Calabria bande armate filoangioine contro la casa sveva e dopo la sconfitta di quest'ultimi ampliarono di molto il loro dominio giungendo a possedere tutta la parte centro-meridionale, dove il fulcro del loro potere era la contea di Chiaromonte, con centri importanti come Senise e Sant'Arcangelo. Il loro territorio comprendeva anche le valli dell'Agri e del Sinni, da Lagonegro allo Ionio, per giungere anche a Tricarico, Stigliano, Miglionico e Salandra, ed infine si estesero fino al Tirreno. Persino Potenza conobbe per beve tempo il loro diretto dominio. 
Accanto ai Sanseverino troviamo altre due grandi famiglie feudali che controllavano il territorio della Basilicata. 
Una era la famiglia degli Orsini Del Balzo che in Basilicata occuparono prevalentemente la zona verso la Puglia dove ebbero in possesso Andria, Canosa, Gravina, Altamura e Taranto, mentre in Basilicata ottennero Montescaglioso, Pomarico, Matera, Irsina, Genzano, Acerenza, Venosa, Lavello e Montemilone, procedendo verso il centro della regione, dove controllavano le terre di Cancellara, Pietragalla, Laurenzana e, soprattutto, Muro Lucano, che era una importante e prestigiosa sede vescovile. Raimondo Orsini Del Balzo era capitano generale di Carlo II d'Angiò e fu beneficiato per i suoi servigi resi al re ottenendo, così, i possedimenti feudali in Basilicata, e soprattutto in Puglia e Campagna. 
La terza grande famiglia feudale in Basilicata fu quella dei Caracciolo, di origine napoletana. Costoro, a partire dal XV secolo furono tra i protagonisti della vita politica della capitale. Sergianni Caracciolo, ministro della regina Giovanna II e uomo assai potente ed influente alla corte angioina, ebbe in Basilicata molte terre, ottenne quasi tutto il territorio lucano del Vulture con la signoria su Melfi, Atella, Lagopesole, Forenza e San Fele. E oltre il Vulture possedettero anch'essi per un periodo Cancellara, Avigliano, Abriola, Brienza, Sasso e Pietrafesa, e per alcuni periodi Vietri e Marsico.

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