mercoledì 10 aprile 2013

Tommaso Stigliani poeta materano



Tommaso Stigliani nacque a Matera nel 1573 da una famiglia non abbiente, pur se molte fonti indicano un’origine nobile per il poeta. Giovane, si recò a Napoli, dove conobbe Giambattista Marino e probabilmente Torquato Tasso.
Nel 1600 pubblicò il poemetto pastorale in ottave Polifemo (Milano, Ciotti) e un volume di raccolta di Rime (Venezia, Ciotti, 1601). Dopo aver soggiornato brevemente alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia a Torino, nel 1603 Stigliani divenne segretario di Ranuccio Farnese, duca di Parma.
Il Canzoniere, pubblicato nel 1605 finì nell’elenco dei libri messi all’Indice dei libri proibiti, con decreto 18 novembre 1605, a causa di alcuni indovinelli di contenuto osceno. Stigliani ritenne responsabile della denuncia all’Inquisizione Enrico Caterino Davila, al servizio in quel tempo presso la Repubblica di Venezia. Lo sfidò a duello, ma rimase ferito e dovette fuggire a Napoli. Poté ritornare a Parma, grazie all’intercessione del cardinale Cinzio Aldobrandini, già protettore di Tasso e dedicatario della Gerusalemme Conquistata.
Nella città emiliana divenne Principe dell’Accademia degli Innominati, della quale erano stati membri Tasso e Marino.
Nel 1617 diede alle stampe i primi venti canti del poema Il mondo nuovo, sull’epopea di Cristoforo Colombo e della scoperta dell’America, ma le aspre allusioni a Marino contenute nell’opera attirarono su di lui le ire dell’ Accademia.
Costretto a lasciare Parma, nel 1621 si stabilì a Roma dove entrò a servizio del cardinale Scipione Borghese e poi di Pompeo Colonna. Nella città papale curò l’edizione del Saggiatore di Galileo Galilei (Roma, Mascardi, 1623),che gli era stata affidata dall’Accademico dei Lincei Virginio Cesarini, suo protettore e amico. Sempre in questi anni romani, Stigliani ripropose al pubblico una nuova edizione del suo Canzoniere (Roma, Zannetti, 1623), emendata delle poesie oscene, ma non altrettanto efficace quanto la prima. Pochi anni più tardi, uscì lo scritto di poetica Dell’Occhiale (Venezia, Carampello, 1627), stroncatura dell’Adone di Marino, il rivale scomparso nel 1625. Stigliani si richiamava a una poetica petrarchesca, più fedele alla tradizione classica, sebbene anch’essa barocca negli effetti. L’anno dopo veniva riproposto Il Mondo nuovo (Roma, Mascardi, 1628) nell’edizione definitiva in 34 canti. La posizione di Stigliani era ormai consolidata e il poeta godeva di fama e stima all’interno della cerchia dei Lincei per il rigore del suo lavoro, mentre la sistematica stroncatura di Marino gli aveva acquistato la simpatia della gran parte dei poeti del suo tempo. Nell’anno della morte uscì l’edizione delle Lettere (Roma, Manelfi, 1651) e postumo fu pubblicato il rimario Arte del verso italiano (Roma, Del Verme, 1658).

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