L'antica Lucania. 5. Metaponto (D. Adamesteanu)

Colonia achea, fondata già nei primi anni del VII sec. a. C., nella ricca pianura tra il Bradano ed il Basento, Metaponto era a poca distanza, allora, dalla riva del mare, con cui era in contatto attraverso un canale che dalla città conduceva al porto sistemato entroterra.
Le fasi di sviluppo della città, in base ai risultati di scavo e ricerche aerofotografiche, sono tre: il primo insediamento è riconoscibile sul lato occidentale dove, in antico, il terreno si alzava, anche se solo di qualche metro, sul livello del mare; la seconda fase, da fissare intorno al 500 a. C., si estende dal primo nucleo, per quasi un km, ad oriente, verso il mare, con una pianta ortogonale per strigas già precostituita nella prima fase; una terza fase, infine, rappresenta un restringimento di tutta la città ad un castrum costruito da Annibale, nella parte orientale di Metaponto, intorno al 211 a. C., quando il resto della città era già quasi abbandonato.
Le grandi aree sacre sono, finora, tre, mentre altre zone sacre minori possono essere postulate in diversi altri punti ove sono state individuate delle favissae. Due di queste aree si trovano lontane dalla città, ma pur esse inquadrate in quella vasta divisione del suo territorio che è apparsa regolare sia nello studio aerofotografico sia durante i recenti scavi e ricerche e che risale al primo venticinquennio del VI sec. a. C.
Questi due ultimi santuarî, fuori città, sono dedicati a Hera (Tavole Palatine) ed a Zeus Aglàios (S. Biagio della Venella).
Santuario di Apollo Liceo. - Nella prima fase della città, questo santuario si trovava fuori le mura orientali e soltanto verso il 500 a. C. esso è incorporato nel grande allargamento della colonia.
In seguito ai recenti scavi è stato possibile trovare una parte della trincea appartenente al tempio primitivo dedicato ad Apollo cui è seguita la costruzione, verso il 530 a. C., del nuovo tempio le cui dimensioni massime, in fondazione, sono m 22,90 × 52,85. A questo monumento appartengono le terrecotte architettoniche disperse ora a Napoli, Reggio Calabria, Parigi e Metaponto. Sempre in seguito agli ultimi scavi è stato possibile stabilire che esso ha avuto una serie di restauri che hanno investito una parte delle fondazioni dei lati corti verso il 500-480 a. C. Nello stesso tempo i due frontoni sono stati decorati con sculture ad alto rilievo, in pietra tenera e marmo con motivi di forte ispirazione attica. Oltre alla stipe votiva occidentale ne è stata individuata anche un'altra sul lato orientale.
Sul lato destro del tempio di Apollo è stato messo in luce un altro edificio di minori dimensioni: m 19,90 × 41,80 nelle strutture del quale sono state adoperate molte colonne monolitiche, probabilinente appartenenti al tempio primitivo di Apollo. Questo nuovo edificio sacro è chiamato B, per differenziarlo dal tempio di Apollo, A, e da un altro edificio sacro, C, appena individuato nei recenti scavi sul lato meridionale dell'A. Mentre al B spetta una decorazione architettonica fittile quasi identica alla seconda fase dell'A ed un gruppo fittile dei Dioscuri, al C appartengono decine di frammenti di koùroi tardoarcaici ed elementi di un acrolito di cui si conserva la parte superiore del torso. La copertura del C è tutta in marmo e può essere datata intorno all'ultimo venticinquennio del V sec. a. C., non esclusi diversi rifacimenti in fondazione ed alzato. Sul lato settentrionale del B si possono supporre, in base al rinvenimento di antefisse fittili gorgoniche arcaiche e di antefisse raffiguranti la testa di Artemide-Bendis, altri due sacelli entrati a far parte del santuario di Apollo.
Tra la peristasi esterna e la cella del B sono state rinvenute, ben sistemate, oltre 150 di quelle pietre (ἀργοὶ λίθοι), di cui qualcuna recante la dedica ad Apollo Liceo, e che vanno intese nel senso accordato loro da Pausania (vii, 22, 4) e, in base alle numerose iscrizioni, databili entro la prima metà del VI ed il IV sec. a. C.
Santuario di Hera. - Fuori le mura, meglio conosciuto come tempio delle Tavole Palatine, conserva ancora dieci colonne sul lato N e cinque sul lato S e può essere datato intorno al 520 a. C.
È anch'esso un tempio dorico esastilo periptero, come il tempio di Apollo. Ultimi scavi e ricerche hanno permesso l'individuazione di altri sacelli arcaici sul lato settentrionale mentre sulla parte orientale è stata individuata la stipe votiva il cui contenuto (vasi e statuette) presuppone una datazione anteriore alla creazione del santuario.
Santuario di Zeus Aglàios. - Si trova anch'esso fuori le mura e precisamente a circa km 6, fondato, verso la fine del VI sec. a. C., sulla riva sinistra del fiume Bradano. Il santuario sorge in mezzo alle divisioni di terre con cui tutto il territorio della città è stato diviso tra il primo ed il secondo venticinquennio del VI sec. a. C. ed è in stretto rapporto con le uniche sorgenti di acqua potabile nelle immediate vicinanze della pòlis.
Intorno alle sorgenti è stato costruito un recinto (m 6 × 9) davanti al quale è stata aggiunta una vasca divisa in tre scomparti. La prima fase del recinto risale al periodo tardo-arcaico, in cui la parte superiore era decorata con terrecotte architettoniche, con grondaie leonine e cassette con meandro a rilievo dipinto.
Intorno alle sorgenti la vita inizia già nel periodo neolitico (Cultura di Serra d'Alto) e si prolunga fino all'arrivo degli Achei, quando nasce il santuario. Sui lati meridionale ed o4entale sono stati trovati numerosi vasi e statuette che possono essere datati dalla fine del VII fino agli inizî del III sec. a. C., il tutto dominato dalla produzione locale. Caratteristica è la produzione di statuette dedaliche e di vasi di imitazione protocorinzia. Interessante anche la produzione locale della ceramica attica a figure nere.
In base ad un cippo di confine, databile verso il 500 a. C., recante l'iscrizione DSΟΜ ΑΙΓΑSΟΜ il santuario può essere considerato dedicato a Zeus Aglàios.
Della massima importanza è la scuola artistica che si sviluppa a M. intorno al 500 a. C., ben individuata nelle sculture che ornavano i frontoni del tempio di Apollo e specialmente nei numerosi frammenti in pietra tenera ed in marmo rinvenuti sul lato settentrionale del C. Lo stesso si può dedurre anche dal rinvenimento dei numerosi bronzi figurati, presenti, specialmente, nella stipe votiva orientale dello stesso tempio, come un Kriophòros tardoarcaico. Accanto a questa documentazione sulle scuole locali prende posto la produzione fittile con i suoi vasi e statuette arcaiche, prodotti dalle numerosi fornaci che lavoravano ai margini del primo nucleo della città (punti 3.7.8 della pianta) quasi dalla fondazione della colonia fino alla fine del IV sec. a. C. A questa produzione locale vanno attribuite le statuette dedaliche, l'imitazione dei vasi protocorinzî rinvenuti in tutti i santuari e la produzione di vasi a figure nere, anch'essi presenti sia nei santuarî sia negli scarichi delle fornaci finora scavate.
Alla stessa produzione locale si aggiunge ora anche la serie di vasi classificati sotto il nome del Pittore di Amykos e del Pittore di Pisticci, frammenti dei quali sono stati rinvenuti contorti o non riusciti negli scarichi delle fornaci, che operavano specialmente nell'area n. 8 della pianta. Alle stesse fornaci dell'angolo NO del nucleo primitivo di Metaponto si deve anche la abbondante produzione di vasi geometrici penetrati profondamente non solo nel territorio vero e proprio della colonia ma anche più lontano, nella zona d'influenza, per una profondità di circa 100 km dalla costa. Ed è proprio a questa spinta rapida nell'interno che si deve in un breve lasso di tempo, il passaggio dei centri indigeni dalla fase di capanne protostoriche ad edifici - sacri o privati - di tipo greco, come a Ferrandina e Vaglio della Basilicata.
Con la sparizione del castro romano, nel II-III sec. d. C., si spegne completamente la vita di Metaponto, spenta però già agli inizî del III sec. a. C., in tutto il resto della città.

FONTE: voce di D. ADAMESTEANU in Enciclopedia dell'Arte Antica. I Supplemento, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1973

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