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Visualizzazione dei post da Maggio, 2013

Luigi La Vista di Venosa, "santo" del 1848

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Luigi La Vista nacque a Venosa il 31 gennaio 1826 da Nicola, medico, e da Maria Padrone. Primo di tre figli, crebbe in una famiglia modesta ma di buona levatura culturale e salda nella sua fedeltà alla tradizione rivoluzionaria e repubblicana; e quando a cinque anni perse la madre, si legò moltissimo al padre in cui trovò la comprensione di cui aveva bisogno il suo carattere sensibile, introverso e portato al pessimismo.
Nel 1836 entrò nel seminario di Molfetta per compiervi gli studi superiori. Inizialmente il La Vista si adattò bene al clima di un seminario che, tradizionalmente affidato a docenti assai validi, parve soddisfare in pieno il suo desiderio di apprendere; presto però avvertì con crescente fastidio il peso del conformismo gravante sui corsi e il servilismo cui gli pareva fossero costretti gli alunni.
Reagì chiudendosi ancor più in se stesso e rifugiandosi nelle letture più varie, affascinato soprattutto dalla poesia: trovò così in Leopardi "il diario di una buona p…

Scrittori di Magna Grecia. 1. Ocello e la scuola di Pitagora

È noto come Pitagora insegnasse, per quarant'anni della sua vita, a Metaponto, dove sarebbe morto. Nella sua scuola, fra le donne, erano note le lucane Esara e Bindaice. Proprio di Metaponto furono Brontino, Parmisco, Orestada, Leone, Damarmeno, Enea, Chilante, Melesia, Aristea, Lafaone, Evandro, Agesidamo, Senocade, Eurifemo, Aristomene, Agesarco, Alcia, Senofante, Trasea, Eurito, Epifrone, Irisco, Megistia, Leocide, Trasimede, Eufemo, Procle, Antimene, Lacrito, Damotage, Pirrone, Ressibio, Alopeco, Astilo, Lacida, Antioco, Lacrale, Glicino, Aresa (che sarebbe stato a capo della scuola) e Eurifamo. Ma il più noto resta Ocello, del quale si ricordano Sulla natura dell'universo, Sul regno, Sulle leggi e Della giustizia. Sotto il suo nome – ma si tratta probabilmente di una falsificazione tardo-ellenistica -, oltre ad un frammento dello scritto Sulle leggi, ci è pervenuto un trattato integrale, Sulla natura dell’universo, sicuramente spurio e che non puòessere anteriore alI se…

La Basilicata medievale. 2. L'età federiciana (C. D. Fonseca)

Difficile da definire nella sua consistenza geografica per la fluidità dei suoi confini specialmente per quanto riguarda l'area occidentale dell'antica Lucania, la Basilicata federiciana assume precise connotazioni entro due coordinate: a sud verso lo Jonio e a nord verso il Vulture. Nel testamento di Federico II raccolto dal notaio "magister Nicolaus de Brundusio" il 10 dicembre 1250, riferendosi alla concessione e alla conferma del principato di Taranto al figlio Manfredi, venivano chiaramente indicati i confini nella parte jonica di questo grande e singolare feudo e delle contee che insistevano ‒ Monte Scaglioso, Tricarico e Gravina ‒ "a porta Roseti [in Calabria] usque ad ortum fluminis Brandani [alle pendici dell'Appennino vicino ad Acerenza]". Sempre nello stesso testamento la preoccupazione di garantire la transitabilità del fiume Ofanto che delimitava l'area del Vulture aveva spinto Federico ad assegnare per la riparazione del ponte i proven…

Personaggi. 7. Basileo Addone di Potenza. Tra rivoluzione e restaurazione

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Basileo Giovanni Pasquale Addone nacque a Potenza il 10 febbraio 1772 da Gaetano, dottore in utroque iure e ricco proprietario. Dopo aver studiato a Napoli, come il fratello maggiore Nicola, tornò a Potenza e, nel corso degli eventi che portarono alla costituzione della Municipalità repubblicana potentina, costituita il 3 febbraio, all’indomani di quella di Tito e due giorni prima di quella di Avigliano, fu coinvolto in pieno. La Municipalità, eletta in pubblico parlamento, era stata fortemente voluta dal vescovo Giovanni Andrea Serrao, uno dei promotori dello stesso innalzamento dell’albero della Libertà.   La municipalità repubblicana potentina si distinse nettamente dalle municipalità dovute o imposte, in quanto «democratica e popolare» proprio per assetti e modalità di elezione diretta dei suoi componenti. Se, da un lato, la municipalità rispondeva esattamente ai primi indirizzi del Governo provvisorio della Repubblica, distaccandosi progressivamente «dal lealismo borbonico», d’alt…

L'antica Lucania. 3. La popolazione (G. Devoto)

I più antichi abitatori della Lucania non si distinguono da quelli del resto dell'Italia eneolitica. Alcune grotte (per abitazione usuale o per rifugio) con suppellettile varia sono state esplorate a SE. di Salerno, nella valle del Tanagro (grotta della Pertosa, Grotta del Zachito, Monte Cervaro), presso Albano di Lucania e a Latronico. La toponomastica ci conserva di questo tempo alcune forme, riconoscibili dalle corrispondenze lontane, nell'Italia superiore, nella Grecia, nell'Asia Minore, per es., Armento, Atina, casuentus (fiume), Eburum (oggi Eboli), Forentum, Melpes (fiume), Silarus (oggi Sele), Sinnis (fiume), Volcei, Μανδόνια, Paestum, Tanager (fiume), Thebae. I più antichi abitanti di cui si conosca il nome sono verosimilmente già indoeuropei, gli Enotrî. I Lucani propriamente detti compaiono in una fase successiva. Il nome non è stato ancora interpretato. Le due eventualità più attendibili sono che esso faccia parte della famiglia toponomastica ricordata più sop…

L'antica Lucania. 2. Il territorio (D. Adamesteanu)

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La Lucania fu una regione dell'Italia meridionale, tra la Campania, la Calabria e le Puglie, che nella divisione amministrativa dell'età di Augusto fu unita ai Bruzii (Calabria) a formare la Regione III. Questa era delimitata verso la Campania dal basso corso del Sele e dal Bradano e verso i Bruzii dal fiume Laino sul Tirreno, dai fiumi Sibari e Crati sullo Ionio. Il centro amministrativo odierno è Potenza (la regione sino alla fine del 1932 ebbe nome Basilicata). Nella prima fase dell'Età del Ferro si può dire che tutti gli insediamenti dell'Età del Bronzo in Lucania abbandonano i siti nella pianura per salire sulle colline più facilmente difendibili. Le tracce di capanne protostoriche di Ferrandina (Croce Missionaria), di Cancellara (Carpine), di Vaglio della Basilicata (Serra S. Bernardo), di Timmari e di S. Maria d'Anglona (Pandosia?), per citare, soltanto qualche esempio, indicano in maniera evidente questo passaggio. Con il VII-VI sec. a. C. tutti questi cen…

Paesi lucani. 5. Melfi tra tardo Medioevo ed Età moderna

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Il feudo di Melfi andò ai Caracciolo dal 1416, quando la regina Giovanna II lo donò a Sergianni Caracciolo, suo favorito e gran Siniscalco del Regno. In alcuni testi Melfi risulta in possesso dei Caracciolo fin dal 1392; in realtà in tale data Melfi passò dalla famiglia Acciajoli a Goffredo Marzano, Gran Camerario del Regno, e nel 1416 a Sergianni Caracciolo del Sole per concessione di Giovanna II d’Angiò. Al 1420 risale l'acquisto di Ripacandida dai Bonifacio, mentre Abriola fu portata in dote dalla moglie di Sergianni, Caterina Filangieri. Il Caracciolo, inoltre, tra il 1425 e il 1432 ottenne anche il ducato di Venosa ed esercitò indirettamente il controllo su Oppido, sul castrum di Monticchio e su Lavello. I componenti della famiglia Caracciolo non erano però riusciti a mantenere la continuità di governo sul feudo, che fu confiscato loro più volte in seguito a diversi scontri con la Corona: nel 1432 per contrasti personali con la stessa Giovanna II, che ordinò la confisca dei fe…

I rei di Stato lucani del 1799. 3. San Fele

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I cittadini di San Fele, all’inizio del febbraio 1799, inviarono a Napoli, per ricevere istruzioni sull’organizzazione della nuova Municipalità, il “galantuomo” Biase Di Biase, mentre il sacerdote Emanuele Spera fu inviato ad Eboli ad incontrare il generale dell'armata francese per maggiori informazioni sulla Rivoluzione. Nel contempo, la popolazione sanfelese si riuniva nella piazza antistante la Chiesa Madre di Santa Maria della Quercia, innalzando l’albero della Libertà, in una manifestazione alla quale presero parte esponenti di ogni ceto sociale, alla presenza dell’arciprete Pietro Pellegrino – già amministratore del principe Doria - e del sacerdote Francesco Frascella, eletto Giudice di pace. Numerosi furono i sacerdoti sanfelesi a partecipare alle attività di repubblicanizzazione nel territorio cittadino: Vincenzo Faggella, Donato Di Lorenzo, Pietro Pellegrino, Donato Pierri, Emanuele Spera, Gaetano Caputo, Vincenzo Muccia (eletto anch’egli Giudice di Pace), Sebastiano De Ja…

I rei di Stato lucani del 1799. 2. Acerenza, Avigliano, Barile

PAESE COGNOME PROFILO SOCIO-ISTITUZIONALE RUOLO NEL 1799 RUOLI ANNI SUCCESSIVI Acerenza CAPPETTA Onofrio Galantuomo Municipalità Repubblicana 1809 Lista eleggibili
1816 Consigliere Provinciale Avigliano CORBO Carlo Maria Vincenzo Avvocato Aderisce al governo provvisorio
Costituisce la Municipalità Repubblicana 1811 Consiglio Generale della regione;
1818 Preside consiglio Distrettuale della Provincia;
1820 Presidente Senato Carbonaro Lucania orientale
deputato Parlamento nazionale delle Due Sicilie