Pasquale Locuratolo: la speranza oltre il reticolato

Sabato 18 gennaio, alle ore 11,00 nella Sala convegni del Castello ducale del Balzo di Venosa (PZ), alla presenza del Vice Ministro dell’Interno, senatore Filippo Bubbico, si è tenuto un incontro seminariale in margine al volume di Pasquale Locuratolo dal titolo La speranza oltre il reticolato.
Il testo si inquadra in quella memorialistica di guerra molto nota a livello nazionale, ma che in Basilicata ha prodotto pochi testi, il più compiuto ed ampio dei quali è questo, scritto da Pasquale Locuratolo (Melfi 1923-Potenza 2006), che nel dopoguerra, per molti anni, fu Commissario Straordinario, tra l'altro, dei comuni di Maschito (1962-63), Venosa e Lavello (1965), Rionero in Vulture (1965-1966) e promotore di notevoli iniziative socio-culturali. Tra l'altro, l'Amministrazione Comunale di Venosa aveva già omaggiato il Locuratolo intitolandogli una strada.
Si tratta, per quanto riguarda La speranza oltre il reticolato, di una narrazione in forma di diario scritta dall’autore durante il suo non breve periodo di prigionia e internamento dopo l’8 settembre del 1943, quando il suo reparto, di stanza nel Nord Italia, fu disarmato dalla Wermacht e trasferito prima in Polonia e poi in Germania. In pratica, la testimonianza diretta di un protagonista della tragica sorte che ha colpito molte unità del nostro esercito dopo l’Armistizio di Cassibile.
Alla presentazione, organizzata dal Comune di Venosa, articolata in chiave didattica, hanno preso parte gli allievi delle ultime classi del Liceo Classico Quinto Orazio Flacco di Venosa con gli interventi del Prefetto della Provincia di Potenza, dottoressa Rosaria Cicala, il Commissario Straordinario del Comune di Venosa, dottoressa Rosa Correale e il dirigente scolastico del Liceo, dottoressa Mimma Carlomagno. La relazione storica è stata svolta da Antonio D’Andria dell’Università degli Studi della Basilicata.
Come recita la quarta di copertina, "Diario di prigionia, La speranza oltre il reticolato di Pasquale Locuratolo presenta i temi universali che circolano in tutta la letteratura diaristica che riguarda in particolare vicende d'internamento durante la Seconda guerra mondiale: le parole semplici che sono le uniche degne d'esser dette o, forse ancor meglio, le uniche davvero dicibili davanti alla schiacciante imponenza della vita e della morte; l'aiuto di Dio e il supplizio dell'uomo che diventa servizio a Dio; i campi di prigionia che sembrano dover ricoprire il mondo intero e coinvolgere tutti, in quanto nessuno può chiamarsi fuori dall'abominio; la rassegnazione di chi decide di sottomettersi a questo passaggio doloroso, dopo aver compreso che attraversarlo (e, nel contempo, farsene attraversare) è l'unico modo per poterne un giorno uscire veramente, mantenendo la propria umanità":

Che cosa fosse la vera guerra in realtà non l'avevo immaginato perchè non avevo ancora provato il fuoco. Avevo letto libri che parlavano di eroismo (...) Ed è in questo groviglio di terrore, orrore e pietà che incomincia la trasformazione lenta ma sistematica del nostro carattere, una volta tanto sensibile anche ad una goccia di sangue ed ora indifferente a tanta carneficina (pp. 76-77).  

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