lunedì 24 marzo 2014

Paesi lucani. 17. Venosa a metà del Seicento

La città di Venosa hoggi dì se ritrova una giornata lontana dal mare Mediterraneo. Il suo sito è comodissimo di tutte cose necessarie, e dalla natura istessa è stata in duoi lati fortificati di due valle, l’una verso Mezzogiorno, comunemente da tutti chiamata il Reale, che di longhezza s’estende assai più che la città, e di larghezza tanto che artigliaria grossissima non potria in parte alcuna quella offendere; et è detta Reale dalli rivoli dell’acque che, d’estate e d’inverno, in quella sogliono scorrere. L’altra post’è verso Settentrione, chiamata Ruscello, che, sì bene non è di tanta lunghezza, circonda pure da sua parte la città con eguale larghezza che l’altra, che da inimici non cossì facilmente si espugnarla.
L’una e l’altra valle li capo tengono nella regione di Lucania verso Ponente, e l’altra parte di es-se valle dimostra la Puglia verso Levante. La vista di esse è tanto dilettevole al risguardanti che non potria descriversi, e con tanta amenità di fiori e frutti che la maestra natura in ogni tempo produce. Molti belli hortilicii con diverse vigne di buonissimi vini: llà vi si fanno molte belle caccie di varij e diversi animali et uccelli,che porgono molta dilettevole udita e vista a i risguardanti, che dalle muraglie di dettà città e dalle case fabbricate in quelle sogliono nelli debiti tempi rimirare, et homini e donne a gara vi stanno, e con loro gridi e cenni fanno attenti sempre i cacciatori, e si dilettano tanto in quella, che nel giardino d’Alcina e suoi boschetti maggior pia-cere e dilettatione persona alcuna non s’havria mai potuto pigliare. E signalatamente delle caccie delle volpi, che cacciate dalle cani bracchi dalle loro caverne di detta valle, correndono al piano di sopra, s’incontrano con cani levrieri, e nel piano e nella valle si mirano le tante stratagemme di quelle, oltra a i velocissimi lepri che nel territorio di sopra dette valle si scorgono. Molti principali di detta città quel territorio hanno voluto far caccia riservata; anzi hanno battuto molto tempo et anni, e li cittadini di essa non hanno voluto in ciò mai consentire. Vi si ritrovano medesmamente in dette nominate valle bellissime fontane di limpidissime acque, che dall’appendice di quelle abbondantissime scaturiscono, e correno unitamente in un fiume, comunemente detto fiumara, con molte altre acque che per la varietà del tempo se reducono in quella, dove d’inverno e d’estate se pesca infinita pescaggione, comodissima a detta città, e terre convicine, di pesci bianchi, bellissime e grossissime anguille, grosse tenche, rane di molto gusto e saporite molto, come la longa esperienza ni fa testimonianza, l’infiniti e gustosi granci, che da detta fiumara escono, non se ponno equiparare a tutti fiumi d’Italia.
La città di Venosa tiene di longhezza, e si estende da Ponente a Levante un miglio, e di larghezza da Mezzogiorno a Settentrione mezzo miglio, onde viene ad essere la sua forma più presta longa che quatrata. Tiene per le sue parti più notabile quattro difese per comodità del suo bestiame: la defesa del Cerro, contigua alli territori di Melfe e Rapolla verso Ponente; la defesa di Iatta verso Mezzogiorno, confine al territorio di Forenza e Maschito; la defesa di Messere verso Levante, contigua con li territori di Montemilone e Lavello; la defesa del Monte medesmamente verso Ponente confina con li territori di Atella et Ripacandida. 
Il paese è tutto piano et aprico, solo l’ultima defesa è montuosa. Tutte queste difese son dotate di varij e diversi arbori, varij e diversi frutti, ma la maggior parte di quelli sono quercie per comodità di pascolo l’inverno per l’animali di massari di detta città. Et oltra le sopradette difese vi è ancora nel territorio di essa il Pantano, Boriano, la Caccia e la Fustella; nelli quali lochi è tanta la bontà e varietà di uve e frutti, pere, pomi, fichi, cornali, nocelle, nuci e castagne, che per tutto l’inverno vi si trovano di quelli. Il paese dopoi e territorio di Venosa è dotato di bellissime vigne e bellissimi frutti, uve saporitissime al magnare, e di tutta perfetione nel fare ottimi vini; produce medesmamente il paese tutte sorte di pere e mele che vi si ponno ritrovare al Mondo, prume e persiche bellissime di varie sorte, fichi e columbri in tutte maniere, pomi, granati, amarene, cerase, persiche, precoche, iciule (sic) amendole, nuci, nocelle, castagne, cotogne, celsi neri e bianchi, nespole e lazarole, e molti altri frutti che per brevità lascio. Vi sono nel paese di essa molti hortilitij di varii cauli, lattuche, melloni, varie cucurbite, citroli e cocomeri, radice e rafani, accij, e melagrani, insalate varie con infinità di cipolle, che non solo d’inverno e d’estate abondano  l’istessa città, ma tutte le terre convicine a quella, si che è abondandissima di tutti  frutti e di tutte fogliame, herbe e fiori che se ponno desiderare nel Mondo. Citrangole e lo micelle ho inteso per traditione di vecchi che vi ni era alcuna quantità, prima della fortificatione di Venosa, piantati dentro il Reale, di sotto le muraglia della Sant.ma Nunziata, e correvano per tutto il territorio delle Fornaci, dove la famiglia de i Cesei nelle loro vigne hanno fatigato et ogni anno fatigano cdon quelli, e si sono fatti in quel loco frutti bellissimi; et non solo in esso loco, ma in molte teste per dentro detta città, si che se in quel tempo della fortificatione non si tagliavano e spiantavano detti arbori da detto loco, ancora vi ni sarriano in essa città. Se ritrovano medesmamente in essa cipressi, lauri e mirti in molta quantità, rosmarini, salvie, rute, e tutt’altre herbe necessarie che se possono retrovare nell’horti dell’Italia, celsimini, spicadossi et altre. E’ dotato medesmamente questo paese d’alcune vene ferree, dove con fatigha se potria compilare qualche parte di ferro, e di molte vene sulfuree, che con l’arte et industria si cavaria il zolfo, e spezialmente nel loco detto Fetide, vicino la possessione di me D. Iacovo Cenna, Arch.no di Venosa, dove in molti lochi sono verte dette vene sulfuree, nelle quale facilmente e con poca spesa vi si faria il zolfo. Tutto questo paese è irrigato da molte acque, fontane e fiumi, e si pigliano in quelli varie sorte di delicati pesci; sono anche in detto territorio molte belle e grande pischiere  fatte per industria di fabriche, copiose medesmamente di detti pesci.
E per molte foreste che vi sono è molta la copia delle selvaticine, lepri, conigli, vulpi, caprij, cinghiali, martore, istrici, rizzi, testudine e lupi. Ha quantità grande di armenti, bovi, bacche, giommente, asini e muli, pecore e capre. Abonda anco d’uccelli d’ogni sorte, domestici, selvatici et aquatici.  L’api vi moltiplicano di maniera che non solo nell’arbori nelli boschi, ma anco nelli lochi domestici e con industria fatti, onde vi è abondanza grande e di mele e di cera. La terra è fertilissima e produce volentieri frumenti bellissimi, li migliori che si possono desiderare, orgio, fave, lini et ogni sorte di legume. Vi è molta copia d’olio dulcissimo, che molte terre di Puglia e di Basilicata si servono di quello.
I Venusini per l’obbliquità della sfera celeste hanno il Polo Artico elevato sopra l’Oriente in quaranta gradi, secondo Claudio Tholomeo, ma secondo l’altri astrologi l’hanno quarantuno e mezzo in circa distante dal polo che è frigido e dall’Equinotiale che è caldo. Hanno l’aere temperato, che ne l’inverno né l’estate se veggono estreme qualità di freddo o di caldo, per la qual cosa la siccidità, temperata in parte dall’humidità, partorisce e fa l’homini d’acuti ingegni, perciocché la crassezza del cerebro se tempera per la siccidità dell’aere; e di qui è nato che dall’origine di detta città, in tutti i suoi tempi, quella sempre ha partorito l’homini in tutte l’arti e scientie liberali di gran stupore ingegnosissimi, come si dirrà a suo loco.
La siccidità dell’aere medesmamente a i Venosini se causa da i molti e spessi venti australi set-tentrionali e boriali, dalli quali veggo a i cittadini partorire duoi danni, l’uno lì è che non ponno troppo in alto edificare i loro palagi, l’altro che molti di detta città, per il troppo soffiare di detti venti, spessissime volte cascano ammalati di ponture, e molti di quelli di ciò passano a miglior vita. Nel resto detta città, d’inverno e d’estate, è salubre e comoda, per la qual cosa i medici famosi e dotti, che per molto tempo in essa sono dimorati, han detto causarsi dal perfettissimo aere, e dalle perfettissime e leggerissime acque che in quella vi si trovano.

FONTE: G. CENNA, Cronica Antica della Città di Venosa, ms., 1614-1640, in BIBLIOTECA NAZIONALE DI NAPOLI, Rari, cc. 7r-9v.

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