giovedì 17 luglio 2014

Scrittori di Magna Grecia. 5. I frammenti del I libro degli Annales di Ennio

Dal proemio:

Muse, che con i piedi danzate sul grande Olimpo

Infatti anche i popoli
Italici i miei versi toccheranno


Il prologo ed il sogno di Ennio:

In sonno lieve
e placido tenuto

vidi apparire il poeta Omero


Il discorso di Omero sulla reincarnazione:

"O animo pio!

Uova suol partorire la stirpe ornata di piume,
non anima

e dopo di l viene dal dio ai piccoli
l'anima stessa

 e la terra, che il corpo
diede essa stessa, se lo riprende, n fa in modo di disperderne alcunch

Mi ricordo d'esser stato pavone.

Cittadini, rimembrate, cosa opportuna, il porto della Luna".


La caduta di Troia e l'ascendenza di Enea da Assaraco:

Quando l'antico Priamo cadde sotto il pelasgo Marte

L'ottimo Capi, nato d'Assaraco, lui stesso da s
genera Anchise il pio

E il sapiente Anchise, a cui La bellissima tra le dee, Venere
don l'eloquenza, aveva il dio nel suo cuore


Venere corre a salvare Enea dagli Achei:

Veloce essa trapassò per le sottili caligini dell'aere

Si fermò nel luogo per essi la divina tra le dee

"Fa', in effetti,
ciò che tuo padre ti chiede con preghiere".


L'arrivo dei Troiani nel Lazio:

C' un luogo, che i mortali chiamavano Esperia,

che gli antichi popoli Latini dominavano.

Saturnia terra

A Saturno
che Cielo generò.

Quando il gran Titano opprimeva con crudel assedio

Uomini che un giorno accolse la terra di Laurento


Amulio detronizza Numitore:

A lui rispose il re di Alba Longa.


Il sogno di Ilia, figlia di Enea:

Quando, destata, la vecchia con mani tremanti fè lume,
tali cose quella ricorda, piangente, atterrita dal sogno:
"O figlia d'Euridice, che il padre nostro amò,
forze e vita il mio corpo tutto ora abbandonò!
Infatti, io sognai un bell'uomo in ameno saliceto
che mi conduceva tra rive e boschi ignoti; così, sola,
o mia sorella germana, da sola ad errar mi vedevo,
e lenta a ricercare e chieder di te, n poterti
trovare nel cuor; nessun luogo potea fermar i miei piedi!
Allora vidi il padre che mi chiamava a gran voce
con codeste parole: "Figliola, tu devi sopportare
prima disgrazie, poi dal fiume verrà la salvezza!".
Detto questo, o sorella, nostro padre sparì d'improvviso,
né, pur desiderato, si diede alla vista ed al cuore,
sebben io le mani ai gran templi ceruli del cielo
tendessi piangendo e lo chiamassi con dolce voce.
Allora il sonno mi lasci, col cuore mio pien di dolore".


Ilia, sedotta da Marte, chiede aiuto agli dei; Venere la conforta:

"Te ora, o santa, io prego, o Venere, madre di mio padre,
che dal ciel tu mi guardi almen poco, o congiunta,

e te, o padre Tevere, con il tuo fiume sacro".

"Ilia, divina nipote, che hai sopportato sciagure

per il resto, di chi generasti
non preoccuparti!".


Amulio fa gettare Ilia nel fiume, che la accoglie e ne fa sua moglie:

Disse ciò, e lì i guardiani compirono gli ordini.

Ma Ilia, data alle nozze


In cielo gli dei decidono la sorte dei piccoli Romolo e Remo:

                                   Cenacoli massimi del cielo

                                   Bipatenti

Colui che il cielo distende, trapunto di stelle fulgenti.

Giunone Vesta Minerva Cerere Diana Venere Marte
Mercurio Giove Nettuno Vulcano Apollo.

Rispose la saturnia Giunone, divina tra le dee.

"Uno solo sarà che tu porti del cielo nei ceruli
spazi".


Giove ordina al Tevere in piena di ritirarsi per salvare i gemelli, che vengono depositati sotto il fico Ruminale:

lasciano le rive e riempiono i campi

luoghi chiusi

fu fatto ed il Tevere

                                   Dopo che
si fermò il fiume che di tutti i fiumi è il principe
a cui soccombette Ilia

del fico dolcifero nutrendosi di tutta la ricchezza


La lupa allatta i gemelli e li abbandona quando vede Faustolo:

                                               una lupa incinta d'improvviso

Allora la lupa lo vide, lo osservò ben bene:
di lì con passo veloce lasciato celermente il campo
si portò nella selva.


Romolo e Remo crescono tra i giochi e le cacce dei pastori:

                                                Parte per gioco i sassi
gettano, tra loro contendono

Cadon se si impossessa sicuro Romolo della preda.


Remo viene riconosciuto da Numitore suo nonno e stringe con lui un patto:

"Prendi e dacci fiducia e fa' un patto sicuro".


Gli auspici per la fondazione di Roma:

Quando la notte lenta trattiene il lume superno


Remo oltraggia il fossato di fondazione e Romolo lo uccide:

"O Giove, davvero si fida di un muro pi che di sua forza!"

"Ah, nessun uomo vivente far questo restando impunito,
e nemmen tu! Col tuo sangue ancora caldo sconterai la pena!".


Lite tra Romolo e Amulio che ha imprigionato Remo:

"Ma tu che ora tanto torvamente minacciavi"

"Ma non con l'inganno s'addice serbare lo Stato"

"Che solo gli stolti maiali son soliti pugnar con la forza"


Il ratto delle Sabine durante i giochi:

e quando, unti di olio, allertati e parati alle armi

perché ciascun dei romani le ha per sé in casa

O Tito Tazio, su te, o tiranno, tanto togliesti!


Ersilia salva dalla lotta i due popoli:

"Tutti e due in eterno condurrete concordi la vita".

                        "O Nerie, sposa di Marte, e tu, o Era"


Romolo si rivolge ai Romani per unirli ai Sabini:

"Quel che a me di regno e di fede, Quiriti, pel regno e per voi
egli conceda con fortuna e volga con felicità".


Giulio Proculo racconta di aver visto Romolo divinizzato:

"Romolo in cielo con gli dei genitori la vita
conduce".

"Te, o padre Quirino, io venero, ed Hora, sposa a Quirino".

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