giovedì 24 luglio 2014

Un politicante del 1799: Francesco Pignatelli di Strongoli

Francesco Pignatelli dei principi di Strongoli (1734-1812), marchese di Laino, vicario delle Calabrie a Monteleone, fece parte della commissione di scienziati e tecnici, che tra l’aprile ed il giugno 1783, fu inviata da Ferdinando IV a valutare i danni del terremoto in Calabria. Nel 1784 venne nominato Vicario Generale di Calabria, iniziando un’opera di soppressione di vari ordini: per la gestione dei beni ecclesiastici venne creata una Cassa Sacra e inviò a Ferdinando una relazione generale sullo stato della Calabria.
Nominato Vicario Generale del Regno durante la crisi di fine 1798, rimase a governare il Regno dopo la fuga dei Borbone il 23 dicembre. Il Pignatelli, che nelle fonti e nello stesso Monitore Napoletano venne dipinto come bieco approfittatore, senza alcuna qualità, non riuscì, in effetti, ad intavolare un discorso efficace nè con gli Eletti del Popolo, né con le famiglie nobili, mostrando, anzi, di essere un amministratore miope e fin troppo zelante nell’applicare direttive ormai inutili di autoritarismo, come dimostrò l’ordine del 28 dicembre, con il quale aveva fatto bruciare le lance cannoniere per evitare che cadessero in mano ai francesi.
 L’inevitabile urto tra questa prospettiva ottusamente lealista del Pignatelli con quella autonomista degli Eletti e della nobiltà (fautrice di una “repubblica aristocratica”), portò il Vicario a negoziare, con Championnet, l’armistizio di Sparanise del 12 gennaio, che provocò l’insurrezione popolare, segno di un inevitabile distacco tra popolo e Corona. Costretto a fuggire, il 28 gennaio, a Palermo, Pignatelli fu prima arrestato, poi liberato, seguendo, poi, le sorti della famiglia reale.

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