lunedì 6 ottobre 2014

Annibale Caracciolo, "Discorso della poesia" (1612)

//f.166r.//
Tutti gli scrittori sono di comune opinione che delle cose oprate prima del diluuio non si ni abbia memoria nulla, fuorche di quello che se ritruoua scritto nella sacra Genesi, e che dopo il diluuio, Gioue auesse mandato duoi aquile, dall‟oriente l‟una, e dall‟occidente l‟altra, per sapere doue era il mezzo della terra, e che elle si incontrarno nel monte Parnasso, nel mezzo dell‟Acaia, tra Locri e Focide. E cossi, in questo monte, nel mezzo del mondo, fu edificato il tempio di Diana, quale era da un drago e tre ninfe, balie di essa, guardato. Nell‟altra cima del monte era il tempio di Bacco, appresso del quale ui era una uite dalle cui uue ogni disi offeriua il sacrificio a Bacco, et a questo Dio prencipe della poesia, nel mezzo di questo. Nel mezzo di questo tempio staua l‟immagine di lui, e teneua nella destera la Diuinatione, e nella sinistra la Medicina, la Poesia e la Musica. Di dentro, le Sibille come ministre delli oracoli, di fuora il coro delle Muse. E perche Apollo altro non dinota solo che la uirtu solare, pero nella suprema parte era il suo loco, dal sole e dal zodiaco di sopra, per doue egli per tutto l‟anno trascorre, e di sotto tenea le quattro staggioni. Apollo, presso i Greci, era tenuto dio della medicina, il che dinota la uoce greca Apolia. Sta depinto giouane con le chiome lunghe e bionde, con l‟arco e saette e con la lira in mano. 
Vi erano depinte tre attioni di lui. Una e che in atto di pastore pasceua i boui del re Admeto appresso il fiume Amfiso, dopoi che fu priuo del regimento del carro solare per auere usato uiolenza contra i Ciclopi ministri di Vulcano.
//f.166v.// La seconda si e Apollo in atto di leuare la pelle del satiro Marsia, il quale era uenuto in tanta arrogantia che non la cedeua ad Apollo istesso, e del suo sangue ni corse in fiume. 
La terza attione di Apollo che ni era dipinta, ni era che esso Apollo tiraua l‟orecchie a Mida, il quale, ignorante della musica, aueadato la sentenza in favore di Pan, et insieme il mostra il coro delle Muse. La Diuinatione staua depinta con il liuto in man, instrumento proprio dell‟Auguri, e con l‟uccello sopra la testa. 
La Medicina staua depinta con li nerbe in mano e con li ferri nell‟altra per mostrare la parte della cherugia. 
La Poesia e depinta con una tromba in mano, perche il poeta e un trommetta pubblico delli aftti delli eroi. La Musica e depinta con uarii instrumenti di canti e suoni. Teneua nella sinistra la lira e nella destra il plettro. Di dentro erano depinte le Sibille, quale furno donne indouine et ministre di Apollo in dar le risposte, cossi dette perche era loro concesso trarre li diuini consigli. E furno dodeci, cioe la Persica, la Libica, la Cumea, l‟Eritrea, la Samia, la Cumana, l‟Elispontia, la Frigia, la Tiburtina, la Eropea, la Delerica et la Egitia. Queste prodissero molte cose della uita et mortedel nostro Signore Gesu Cristo, del che ni fan fede Lattantio Firmiano e Santo Agustino. Teneuano costoro un tripode dal quale rendeuano li oracoli et alle uolte li scriueuano in fronde d‟alberi. Questo tripode era ancora detto cortina, perche di illa procedeuano li oracoli certi. 
Dinanzi il palagio doue e la Medicina ui sta locato Esculapio che per la mano tiene Igina e Panacea sue figliole. Detto Esculapio fu figliolo d‟Apollo e di corunice e dio della medicina. Teneua nelle mani un nodoso bastone, per segno della difficulta de la scienza della medicina.//f.167r.// In quello tiene auolto un serpe, nella cui figura apparue a i Romani quando fu condotto il suo simulacro di Epidraio e cio e per segno della prudenza. Dinanzi e il cane, per simbolo della fedelta, delle quale due uirtu deue il medico essere principalmente ornato. Appresso il fonte e il lauro, ad Apollo dedicato. Nel quale dicono fusse cangiata Dafne, figliola di Peneo, da Apollo caldamente amata, et e stimata pianta solare, anzi porta con seco infiniti remedii li quali scriue Discoride. E l‟antichi, dalle sue foglie messe nel foco, prendeuano segno delle cose future, perche, si faceuano strepito molto, augurauano assai bene, si non si sentiuano, dauano tristo segno. Altra raggione parue che se douesse porre sotto la protettione del dio della Medicina e della Diuinatione. Fu detto lauro da laude, perche a gl‟homini degni di laude, come a poeti o a trionfanti capitani, dopo alcune signalate imprese, se li daua la corona di esso lauro. Cossi medesmamente la lira di Apollo fu quella che Mercurio ni li fe‟ dono essendo stata da lui ritrouata, et in cambio di quella, Mercurio ni riceue da Apollo una uerga.
//f.167v.// Per le sopradette cause, non senza raggione, si gloria tanto e si uanta la citta di Venosa e suoi cittadini. Nella principal porta di detta citta ritrouansi li soprascritti uersi in sua lode 
Sic legitur priscis, antiqua Venusia, Bacco 
Et clario dilecta Deo, Patria inclita Flacci, 
Altrix Musarum, legumque artisque medendi, 
Est vicari semper, numerosos terruit hostes.
Non senza causa dicono che Venosa sia stata madre e nutrice delle Muse, delle leggi e della medicina, percioche antiquamente le Muse furono stimate essere le dee delle scienze, le quali furno cossi dette, come uuol Plutarco e Platone, dall‟inuestigatione, percioche e proprio delle scienze con diligentia ricercarne le caggioni di tutte le cose diuine et umane. 
Virgilio Marone in uno epigramma esplica li nomi delle Muse e sono: Calliope, Melpomene, Talia, Tersicore, Euterpe, Erato e Clio, Urania e Pollinia. E non solo esplica li lor nomi, ma anco arti et instrumenti da lor ritrouati. A Calliope da la poesia eroica, a Melpomene da la tragedia, a Clio da l‟Istoria, a Talia da la comedia, ad Urania l‟astrologia, ad Euterpe da la tibia, a Tersicore da la cetra, ad Erato la lira, e a Pollinia la rettorica alla quale tutta la uirtu uiene infusa da Apollo. 
E perche Oratio Flacco uenusino poeta illustro la poesia, e fu tanto fauoreuole di quella, con gran raggione se li puo tutte le sopradette cose in suo fauore attribuire. Le Muse altro non denotano eccetto che alcuni effetti o beni che dalli studii delle discipline prouengono, il che si dimostra per lor nomi, percioche Clio denota la gloria, Euterpe il diletto e piaceri che si ha da quelli, Talia uiridita et perpetuita di nome, Melpomene la suauita del canto, Tersicore tripudio et allegrezza, Erato l‟amor che dalli studii si richiede, Pollinia le molte lodi, Urania la uita celeste, Calliope la suauita delle uoci e del parlare. Le quali cose, ognuno uede quanto alle belle discipline se cofanno.//f.168r.// 
Le immagine delle Muse in alcune medaglie se ritrouano: Clio con una citara ouer tromba per mostrar le lodi ch‟ella fa resonar de li fatti delli uomini illustri; Euterpe con due tibie; Talia con una maschera e con la mazza nodosa d‟Ercole per la comedia a lei dedicata; Melpomene con un mascherone per il segno della tragedia; Tersicore con la citara; Erato con la lira e con i longhi capelli conditrice dell‟elegie; Pollinia con il barlato da una mano e con la peana nell‟altra; Urania, iui con le sette, fa un cerchio, ma meglio con la sfera, perche a lei s‟attribuisce l‟astrologia; Calliope con un uolume perche descriue i fatti di tutti l‟omini illustri. Altri la depingono Euterpe con un flauto in mano e molti instromenti ai piedi, Talia un uolume, Tersicore un‟arpa, Erato un squadro, Pollinia un‟aria chiara presso la bocca in segno della uoce, et una mano alzata per li gesti 
delli quali si serue l‟oratore, Urania un globbo celeste senza l‟immagine, Calliope con un libro solo. Le Muse dunque sono le dee delle scienze, sono dette sorelle e figliole di Gioue e della Memoria, percioche a coloro che uersano nelli studii delle lettere bisognano ingegno per apprendere, e memoria per conservare le cose apprese. La lor balia fu detta Eufere, perche questa mantieneli studii dell‟ottime discipline, sono uergini perche li studiosi deuono essere amatori della castita del corpoe dellapurita dell‟animo. La loro stanza e ne i monti, percioche lo studio requede la solitudine et un loco doue sia l‟aria pura e sottile, appresso i fonti, conciosiacosache altro non sono le scienze che uiue e perpetue fonti dondeche ciascuno puo apprendere quel che conuiene fare ecio che se die fugire. Le Muse delli monti son dette Aonide, Cicheriade, Coricide, Eliconiade, Olimpiade e Pieride. Quelle delli fonti son dette Aganippide, Ippocrene, Pepgaside, Custalie, Libedride e Pimpliade. 

FONTE: G. CENNA, Cronica antica della Città di Venosa (1640-1660), ms. nella Biblioteca Nazionale di Napoli, cc. 166r-168v (trascrizione di Ivan Mecca).

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