"Cristo si è fermato a Eboli" di Francesco Rosi

Interpreti e personaggi
Gian Maria Volonté: Carlo Levi
Lea Massari: Luisa Levi
Alain Cuny: Barone Rotundo
Irene Papas: Giulia
Paolo Bonacelli: Podestà
François Simon: Don Traiella
Francesco Càllari: Dottor Gibilisco
Antonio Allocca: Don Cosimino
Giuseppe Persia: L'esattore delle imposte
Tommaso Polgar: Il "sanaporcelle"
Vincenzo Vitale: Dottor Milillo
Luigi Infantino: Autista
Niccolò Accursio Di Leo: Falegname
Frank Raviele: Brigadiere
Maria Antonia Capotorto: donna Caterina
Lidia Bavusi: la vedova

“La prima volta che ho fatto vedere il film fuori dall’Italia è stato a Chicago, ad un festival dove c’erano tremila persone. E io avevo paura, dicevo tra me e me “cosa capiranno questi, in America, a Chicago? I calanchi, le terre arse, i contadini, cosa capiranno? Ebbene, alla fine della proiezione piangevano tutti.” [Francesco Rosi]

Nel 1961 Francesco Rosi stava girando a Montelepre Salvatore Giuliano, quando, inaspettato, arrivò sul set Carlo Levi, al quale il regista chiese di affidargli la trasposizione cinematografica di Cristo si è fermato ad Eboli. Carlo Levi rispose che la stessa richiesta gli era stata fatta da Vittorio De Sica, da Rossellini e da Germi. Sicché, Francesco Rosi girò il film nel 1978, dopo la morte di Carlo Levi. Alla sceneggiatura collaborarono Tonino Guerra e Raffaele La Capria. Il protagonista era Gian Maria Volonté. Furono rispettate alla lettera le parti dialogate e il film risultò, come Rosi ama ripetere, un racconto più una inchiesta.
Un viaggio nel mondo dei contadini del sud in epoca di regime fascista nel 1935 con un eccezionale Gian Maria Volontè che interpreta Carlo Levi, una straordinaria Irene Papas nei panni di Giulia, l’ambigua domestica di Carlo Levi e una singolare Lea Massari nel ruolo di Luisa Levi, sorella di Carlo.
È la storia vera di Carlo Levi, del suo confino in Basilicata, della scoperta di una civiltà ai confini del mondo. Eboli da confine geografico diventa confine metaforico di un altro spazio, un altro vissuto, così come la Lucania fascista ma non fascistizzata, metafora di un mondo travolto dalla storia dei grandi che non comprende e alle prese con secolari problemi quasi irrisolvibili. Mediatore tra Torino e Aliano, due mondi divisi da secoli di storia e da immobilità di spazi, Levi/Volontè conosce una nuova dimensione, una realtà fatta di gente dimenticata dalla civiltà e dal progresso dove neppure Cristo è disceso. Forti le tematiche sociali, belle le musiche di Piero Piccioni, stupenda la fotografia. Il grande Rosi commuove lo spettatore, indaga i suoi personaggi con “primi piani” introspettivi e regala panoramiche suggestive di Craco e della Lucania. E qui le suggestioni non sono cinematografiche. Sono reali.
Oltre a Craco (panoramiche esterne ed ingresso del paese), il film è stato girato ad Aliano, Matera e Guardia Perticara (scene della piazza, della casa del Podestà e della chiesa).

Meritatissimi il «David di Donatello» per il film e la regia, il Gran Premio al Festival di Mosca (1979) e il British Academy of Film and· Television Arts Awards· per il Miglior Film Straniero nel 1983.

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