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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Una leggenda "nera" del Mezzogiorno: il cardinale Fabrizio Ruffo. 2. Da cardinale a Vicario

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Il periodo romano fu caratterizzato dalla nomina del Ruffo, il 17 settembre 1767, a Referendario delle due Segnature da parte di papa Clemente XIII, dopo essere entrato in Prelatura, riavvicinandosi in questo modo al suo maestro Angelo Braschi, l’allora Tesoriere Generale della Reverenda Camera Apostolica.
I destini di questi due uomini viaggiarono insieme per un lungo tratto di strada: infatti, Angelo Braschi, eletto papa nel 1775 con il nome di Pio VI, dapprima lo riconfermò Referendario delle due Segnature, poi, nel 1781 lo nominò Chierico di Camera, ed, infine, nel 1785 gli affidò l’incarico che dal 1773 era stato del cardinale Guglielmo Pallotta, ovvero quello di tesoriere Generale. Determinato a cimentarsi in questa nuova sfida, il Ruffo era, però, consapevole del contesto interno ed internazionale, tanto che l’incertezza vigente avrebbe potuto paralizzare l’attuazione delle riforme. Tra il 1785 e il 1792 cercò di attuare pienamente il suo programma, distinguendosi da quanti lo…

Una leggenda "nera" del Mezzogiorno: il cardinale Fabrizio Ruffo 1. Giovinezza

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Da Letterio Ruffo di Bagnara e Giustiniana Colonna nacque Fabrizio Ruffo il 16 settembre 1744.
All’età di quattro anni Fabrizio fu portato a Roma per essere educato sotto gli auspici del proprio cardinale decano Tommaso, alla cui corte stavano allora il cardinale Antonio Ruffo, suo nipote, don Giacomo Ruffo e Moncada, suo cugino secondo, e Tiberio Ruffo, nipote del cardinale Antonio e suo pronipote». All’età di quattordici anni Fabrizio entrò nell’esclusivo Collegio Clementino, pur ritornando per brevi periodi in Calabria dove ad attenderlo trovava i genitori e le sorelle. Precettore di Fabrizio fu Monsignor Angelo Braschi, al quale il cardinale Tommaso aveva lasciato, al momento della morte, una cospicua somma di denaro, che il futuro Pio VI tenne in considerazione nella scelta dei componenti la famiglia dei Bagnara per le cariche di una certa rilevanza politica. Fabrizio eccelleva nelle scienze fisiche ed economiche e si laureò anche in Giurisprudenza nell’Università La Sapienza il…

Palazzo Terzella di Tramutola e l'associazione Al Varco

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Le case palazziate, come spesso abbiamo avuto modo di verificare nei nostri post, sono un eloquente esempio di autorappresentazione da parte dei gruppi dirigenti locali. Questo è tanto più vero nei "microcosmi" politico-istituzionali della Basilicata, anche se tali palazzi rischiano spesso di cadere, letteralmente, preda dell'oblio. Forse è il caso di Palazzo Terzella a Tramutola, nell'alta valle dell'Agri. Residenza gentilizia seicentesca edificata lungo via Vittorio Emanuele a Tramutola e di proprietà di famiglia benestante, Palazzo Terzella fu acquistato dal Comune sul finire degli anni Novanta del Novecento, per circa 600 milioni di vecchie lire. Destinato inizialmente ad un Centro di Musicologia da dedicare al musicista Vincenzo Ferroni, grande compositore tramutolese operante sul finire dell'Ottocento alla Scala di Milano, il palazzo è stato con il tempo abbandonato a se stesso e in breve l'incuria del tempo ha fatto il suo corso.  Esempio della ric…

Personaggi. 12. Un politicante del 1799: Francesco Pignatelli di Strongoli

Francesco Pignatelli dei principi di Strongoli (1734-1812), marchese di Laino, vicario delle Calabrie a Monteleone, fece parte della commissione di scienziati e tecnici, che tra l’aprile ed il giugno 1783, fu inviata da Ferdinando IV a valutare i danni del terremoto in Calabria. Nel 1784 venne nominato Vicario Generale di Calabria, iniziando un’opera di soppressione di vari ordini: per la gestione dei beni ecclesiastici venne creata una Cassa Sacra e inviò a Ferdinando una relazione generale sullo stato della Calabria.
Nominato Vicario Generale del Regno durante la crisi di fine 1798, rimase a governare il Regno dopo la fuga dei Borbone il 23 dicembre. Il Pignatelli, che nelle fonti e nello stesso Monitore Napoletano venne dipinto come bieco approfittatore, senza alcuna qualità, non riuscì, in effetti, ad intavolare un discorso efficace nè con gli Eletti del Popolo, né con le famiglie nobili, mostrando, anzi, di essere un amministratore miope e fin troppo zelante nell’applicare diret…

Francesco Mario Pagano. 2. Una lettera a Gaetano Filangieri

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S. E., il Sign. Cav. D. Gaetano Filangieri, de’ prìncipi d’Arianello, gentiluomo di camera e maggiordomo di stagetimana di S. M., ufiziale nel Real corpo de’ volontari di marina.
Nel fortunato giorno, nel quale, già volge il dodicesimo anno, io mi e-sposi nell’Università napoletana al pubblico cimento del concorso per la cattedra dell’Etica di Aristotile, per la prima volta mi concedette la sor-te, in un discorso sul sistema morale del gran filosofo stagirita avuto coll’E. V., di ravvisare nel di lei elevato spirito que’ rari semi d’ingegno che, fecondati poi col tempo, in tant’ampiezza e sublimità germogliaro-no; e mi apparvero altresì le nobili scintille di non ordinaria virtù, che poi, destate ed accresciute, in Italia e fuori con tanta luce e gloria vi ma-nifestarono a tutti. Dopo lungo tempo mi si presentò di nuovo l’occasione di rinnovare la conoscenza antica e la mia servitù, quando di già il romore del vostro nome immortale avea scossa l’Italia e di là delle Alpi erasi ancora u…

Scrittori di Magna Grecia. 5. I frammenti del I libro degli Annales di Ennio

Dal proemio:

Muse, che con i piedi danzate sul grande Olimpo

Infatti anche i popoli
Italici i miei versi toccheranno


Il prologo ed il sogno di Ennio:

In sonno lieve
e placido tenuto

vidi apparire il poeta Omero


Il discorso di Omero sulla reincarnazione:

"O animo pio!

Uova suol partorire la stirpe ornata di piume,
non anima

e dopo di l viene dal dio ai piccoli
l'anima stessa

 e la terra, che il corpo
diede essa stessa, se lo riprende, n fa in modo di disperderne alcunch

Mi ricordo d'esser stato pavone.

Cittadini, rimembrate, cosa opportuna, il porto della Luna".


La caduta di Troia e l'ascendenza di Enea da Assaraco:

Quando l'antico Priamo cadde sotto il pelasgo Marte

L'ottimo Capi, nato d'Assaraco, lui stesso da s
genera Anchise il pio

E il sapiente Anchise, a cui La bellissima tra le dee, Venere
don l'eloquenza, aveva il dio nel suo cuore


Venere corre a salvare Enea dagli Achei:

Veloce essa trapassò per le sottili caligini dell'aere

Si fermò nel l…

Scrittori di Magna Grecia. 6. Archestrato

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Di Archestrato sappiamo pochissimo, e tutto derivante da Ateneo, che nei suoi Deipnosofisti attinge, a piene mani, proprio da quest’autore che non conosciamo se non dalla sua opera. Archestrato era di Gela, cosa evidente dal fatto che mostra di conoscere bene la geografia dell’isola e le abitudini gastronomiche dei greci di Sicilia: in SH 176, 12-13 proprio il poeta siceliota mostra di disprezzare la cucina della sua patria, dicendo
Giacchè costoro preparar non sanno
I buoni pesci, e guastan le vivande
Ogni cosa di cacio essi imbrattando,
O di liquido aceto, e di salato
Silfio spargendo....
Questo parodo fu probabilmente contemporaneo di Aristotele, visto che nei suoi frammenti vengono enunciate alcune idee di sapore aristotelico, risalenti al 335 a.C. Quindi dovrebbe essere vissuto in ambito sicuramente siciliano nel periodo, probabilmente, dell’espansione macedone. Di più le fonti non dicono. Ateneo ci tramanda, di Archestrato, frammenti di un poemetto che riporta sotto vari titoli, tut…

Scrittori di Magna Grecia. 5. Diodoro Siculo

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Di Diodoro sappiamo quel poco che egli ci dice nel proemio della sua opera. Nato ad Agirio (oggi Agira, in provincia di Enna) e perciò detto oggi "Siculo" per antonomasia, intraprese vari viaggi, soggiornando tra l'altro ad Alessandria per comporre la sua opera storica, redatta tra il 60 ed il 30 a.C. Da cenni che egli fa su Augusto, si presume che Diodoro sia morto intorno al 20 a.C. Diodoro è l'autore della Biblioteca Storica, una storia universale in 40 libri dalle origini mitiche alla spedizione di Cesare in Gallia. Dell'opera rimangono i libri I-V e XI-XX, e degli altri libri solo estratti e riassunti (spesso molto ampi), dovuti alla grande circolazione e notorietà della Biblioteca nel Tardo Antico. Nel proemio Diodoro presenta le sue ricerche storiche ed introduce come scopo della sua opera, e della storia in generale, l'utilità e l'insegnamento che da essa possono trarre gli uomini. La storia universale è esempio della fratellanza tra gli uomini: E…

Scrittori di Magna Grecia. 4. Il Ciclo Epico

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Sotto questa denominazione complessiva si indicano i poemi posteriori ad Omero che intendevano completare il racconto della guerra troiana, narrandone le cause e gli sviluppi post-iliadici, inquadrando i miti di Troia nel contesto delle imprese eroiche dall'origine degli dei alla morte di Odisseo. In tal modo i poemi epici formavano un "ciclo", ossia una narrazione continua dei grandi miti divini ed eroici, in cui venivano inseriti, con opportune modifiche a proemi e finali, i poemi omerici. Purtroppo di questa "catena epica" non abbiamo che pochi ed insignificanti frammenti, che ci consentono solo di capire come gli antichi avevano disposto le varie narrazioni in un corpo organico. Sappiamo che all'inizio del racconto ciclico erano posti due poemi che narravano la nascita degli dei e i regni divini di Urano, Crono e Zeus (Teogonia), seguiti dall'instaurazione del dominio di Zeus dopo la guerra contro i Giganti (Gigantomachia). I poemi che narravano la…

Scrittori di Magna Grecia. 3. Evemero

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Su Evemero abbiamo pochissimi dati. Nato a Messene, probabilmente l’odierna Messina, intorno alla metà del IV secolo a.C., orbitò nella corte di Cassandro, figlio di Antipatro, il generale di Filippo II di Macedonia che Alessandro aveva nominato reggente in sua assenza. Alla morte di Antipatro, nel 316, Cassandro si nominò re di Macedonia, dopo essere stato reggente in nome del figlio di Alessandro, che fece eliminare per assicurarsi il trono. Evemero divenne così uno dei “sodali” o eteri del nuovo sovrano, svolgendo mansioni militari e diplomatiche: secondo la tradizione, Cassandro lo incaricò di effettuare dei viaggi di esplorazione nella zona del Golfo Persico, partendo dalla penisola arabica. Il viaggio dovette collocarsi senz’altro prima del 297, data della morte di Cassandro, e da esso Evemero trasse spunto per comporre un’opera dedicata appunto al sovrano macedone. Dopo questa data, non abbiamo altre notizie dell’autore. Evemero fu famoso, nell’antichità, per la sua opera intit…

L'antica Lucania. 15. Uno storico: Posidonio di Apamea

Nato intorno al 135 nell'importante metropoli di Apamea in Siria, direttamente soggetta ai Seleucidi, Posidonio ne visse gli ultimi decenni di guerra contro Roma, conclusisi nel 129, con la morte di Antioco VII in Media nelle lotte contro i Parti. Intorno al 117 Posidonio si recò ad Atene, aderendo alla scuola stoica di Panezio, di cui fu allievo fino alla sua morte, avvenuta nel 110 circa. In seguito il filosofo si trasferì a Rodi, che all'epoca era, grazie all'alleanza con Roma e ad una politica sostanzialmente moderata, un fiorente centro mercantile e culturale: Posidonio ne divenne cittadino e fece parte del governo con la carica di pritano, fondando nel contempo una sua scuola che vide come allievi, tra gli altri, Varrone e Cicerone. Posidonio, che doveva sicuramente essere di origine nobiliare, poiché si spostò spesso da Rodi, intraprese una serie di viaggi di studio nelle regioni nord-occidentali del Mediterraneo, in Italia e nell'Adriatico, spingendosi fino a …