lunedì 29 settembre 2014

Dove trovare testi e notizie sulla Basilicata IN BASILICATA

Spesso i lucani affermano che nella loro regione esistono poche sedi per la ricerca su paesi e personaggi della loro regione. In realtà, le sedi per le ricerche specialistiche e non sono facilmente reperibili. Di seguito qualche scheda:


1. BIBLIOTECA NAZIONALE DI POTENZA



Le Biblioteche Nazionali sono presenti in ogni regione, nei capoluoghi regionali. Quella lucana, sita in via del Gallitello, nei pressi della motorizzazione, è ricca di testi generali e locali e consente il prestito interbibliotecario per testi non presenti in essa. Presenti anche servizi multimediali.

2. BIBLIOTECA PROVINCIALE DI POTENZA




Biblioteca assai fornita di testi antichi, anche in digitale (si veda il progetto Emerografia lucana in digitale), è, purtroppo, per varie vicissitudini, situata in locali non facilmente raggiungibili in via maestri del lavoro, a Potenza, rione Betlemme. La sezione lucana è consultabile a scaffale.

3. BIBLIOTECA PROVINCIALE "TOMMASO STIGLIANI" DI MATERA




La Biblioteca più fornita della Basilicata, anche grazie ai fondi provenienti da antiche donazioni, come quella dei conti Gattini, dei Ridola e dei monasteri e conventi. Situata nei pressi di piazza Vittorio Veneto, comprende una ricchissima sezione di storia lucana, anche con riproduzioni fotostatiche di testi compresi tra XVI e XVIII secolo, difficilmente reperibili altrove.

4. BIBLIOTECA DELLA SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELLA BASILICATA




Situata nel centralissimo Palazzo Loffredo, a Potenza, sede, inoltre, del Museo Archeologico Nazionale "Dinu Adamesteanu", la biblioteca è connotata da estrema specializzazione. Infatti comprende volumi e riviste dedicati all'archeologia, aperti alla consultazione di docenti e studenti interessati.

5. BIBLIOTECA DELL'ARCHIVIO DI STATO DI POTENZA


Oltre a documenti inediti, l'Archivio di Stato - sito in viale Marconi, a cavaliere tra esso e la Facoltà di Lettere dell'Università (rione Francioso) - possiede una biblioteca abbastanza vasta, ricca di testi antichi e di non recente pubblicazione sulla Basilicata e sul Mezzogiorno in generale. Notevolissima la raccolta di riviste specialistiche. 

6. BIBLIOTECA DELLA DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA LUCANIA




Le Deputazioni e Società Storiche sono organismi presenti su tutto il territorio ed istituite dal Presidente della Repubblica. Quella lucana, situata a Potenza, in corso Umberto I, quindi in posizione centrale, contiene libri e riviste specializzate sulla storia regionale e meridionale, accessibili al pubblico e liberamente prestabili e riproducibili con mezzi propri.

7. BIBLIOTECA DELL'UNIVERSITA' DELLA BASILICATA




Situata a Potenza, nel centrale rione Francioso, polo Umanistico, la biblioteca universitaria consente la libera consultazione, anche se il prestito è riservato a docenti e studenti. Non ricchissima, la biblioteca possiede, comunque, testi generali di ampia fruizione, come enciclopedie, repertori bibliografici, testi classici (greci e latini), il Dizionario Biografico degli Italiani al completo, molte riviste specializzate.

8. BIBLIOTECA "FORTUNATO" DI RIONERO IN VULTURE




Situata a Rionero in Vulture, nel centralissimo palazzo che fu di Giustino Fortunato, la biblioteca è aperta al pubblico e contiene migliaia di volumi appartenenti allo statista ed alla sua famiglia, nonchè numerosi testi moderni.

9. BIBLIOTECA CIVICA "ROCCO BRISCESE" DI VENOSA



Sita nel castello Del Balzo, la biblioteca comunale contiene 700 volumi antichi e numerosissimi volumi provenienti da donazioni.

giovedì 25 settembre 2014

Pier Paolo Pasolini e il Vangelo "secondo Matera"

Riprese aprile-luglio 1964; teatri di posa Roma, Incir De Paolis; esterni Orte, Montecavo, Tivoli, Canale Monterano, Potenza, Matera, Barile, Bari, Gioia del Colle, Massafra, Catanzaro, Crotone, Valle dell'Etna; durata 137 minuti.  
Il film è una riproposizione molto fedele del Vangelo secondo Matteo. Si ripercorrono quindi le tappe della vita di Gesù Cristo: la nascita, Erode, il battesimo di Giovan Battista fino ad arrivare alla morte e alla resurrezione. Non vi sono variazioni nella storia, né cambiamenti anche testuali apportati dal regista alla versione di san Matteo. 
Dice Pasolini del suo Vangelo: "Avrei potuto demistificare la reale situazione storica, i rapporti fra Pilato e Erode, avrei potuto demistificare la figura di Cristo mitizzata dal Romanticismo, dal cattolicesimo e dalla Controriforma, demistificare tutto, ma poi, come avrei potuto demistificare il problema della morte? Il problema che non posso demistificare è quel tanto di profondamente irrazionale, e quindi in qualche modo religioso, che è nel mistero del mondo. Quello non è demistificabile"..  
L'idea pasoliniana del Vangelo, cioè, non partiva dalla volontà di mettere in discussione dogmatismi o miti, ma si riferiva anche e in primo luogo all'idea della morte, uno dei temi fondamentali dell'impegno intellettuale del Poeta: "È dunque assolutamente necessario morire, perché, finché siamo vivi, manchiamo di senso, e il linguaggio della nostra vita (con cui ci esprimiamo, e a cui dunque attribuiamo la massima importanza) è intraducibile: un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità"..  
Non casualmente - come già nelle opere cinematografiche precedenti - Pasolini affida a un linguaggio sonoro raffinato tutte le vicende più significative narrate nel film. Per una sensibilità quale quella del Poeta, il ricorso alla bachiana Passione secondo Matteo è quasi d'obbligo. Ma, in particolare, alla morte di Gesù, egli associa la Musica funebre massonica, che è a sua volta una delle più alte creazioni di Mozart, che in essa ha anche espresso la propria immagine della morte: nessuna titanica lotta contro il destino ineluttabile. La morte non lo spaventa: Mozart la chiama perfino "cara amica"; nella musica stessa si percepisce il dolore per la separazione, a cui Mozart si dà, senza tuttavia lasciarsene sopraffare..  
Vi è un solo momento della lunga sequenza della crocefissione e della morte in cui il racconto non è affidato al solo indivisibile binomio "immagini-musica": è quello in cui Cristo pronuncia queste ultime parole: "Voi udrete con le orecchie ma non intenderete e vedrete con gli occhi ma non comprenderete, poiché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile e hanno indurito le orecchie e hanno chiuso gli occhi per non vedere con gli occhi e non sentire con le orecchie"..  
Per rimanere ancora un momento nell'ambito delle scelte musicali effettuate da Pasolini nel Vangelo: ho trovato straordinario l'accostamento delle ultime immagini del film (Maria - che è qui, non casualmente, la stessa madre di Pasolini - si reca con altri alla tomba del Figlio; il sepolcro si apre e Cristo non è più avvolto nel sudario: è risorto!) al Gloria di una messa cantata congolese. Nel canto, il testo è in latino e la musica ha tutti gli accenti, gli strumenti e i ritmi del folclore africano, quasi a sottolineare l'universalità di un profondo sentimento religioso..  
Il Vangelo cui Pasolini si richiama è quello di Matteo, dal quale emerge una figura umana, più che divina, di Cristo che, anche se ha molti tratti di dolcezza e mitezza, reagisce con rabbia all'ipocrisia e alla falsità. È un Cristo sorretto da una forte volontà di redenzione per le vittime della istituzionalizzazione della religione operata dai farisei "sepolcri imbiancati", che l'hanno adottata con ipocrisia e iniquità quale strumento di repressione politica e sociale. .  
È un Cristo che non è venuto a "portare la pace ma la spada", perché sia possibile accedere al regno di Dio con cuore puro "come quello dei bambini". .  
È, anche, un Cristo rivoluzionario. Nel corso di un dibattito tenutosi negli ultimi mesi del 1964, Pasolini dichiarò: "[...] mi sembra un'idea un po' strana della Rivoluzione questa, per cui la Rivoluzione va fatta a suon di legnate, o dietro le barricate, o col mitra in mano: è un'idea almeno anti-storicistica. Nel particolare momento storico in cui Cristo operava, dire alla gente 'porgi al nemico l'altra guancia' era una cosa di un anticonformismo da far rabbrividire, uno scandalo insostenibile: e infatti l'hanno crocifisso. Non vedo come in questo senso Cristo non debba essere accepito come Rivoluzionario [...]".. 
In effetti, per quel momento storico (e, per alcuni versi, anche per il momento storico nel quale Pasolini stesso si collocava) non sono da considerarsi rivoluzionarie predicazioni nelle quali si dichiara: "fate agli altri quanto gli altri volete che facciano a voi", "non accumulate tesori su questa terra", "nessuno può servire due padroni: Dio e il denaro"?. 
Quando fu presentato, nel 1964, il film fu ampiamente apprezzato (e premiato) dalla critica cattolica, quanto duramente contestato dalla sinistra. A coloro che lo avversavano Pasolini rispose: "[...] io ho potuto fare il Vangelo così come l'ho fatto proprio perché non sono cattolico, nel senso restrittivo e condizionante della parola: non ho cioè verso il Vangelo né le inibizioni di un cattolico praticante (inibizioni come scrupolo, come terrore della mancanza di rispetto), né le inibizioni di un cattolico inconscio (che teme il cattolicesimo come una ricaduta nella condizione conformistica e borghese da lui superata attraverso il marxismo)". 
Pasolini lesse il Vangelo, per sua stessa ammissione, per la prima volta nel 1942, e la seconda ad Assisi nel 1962. In quest'ultima occasione Pasolini ebbe l'idea di un film sul Vangelo. La scelta di San Matteo non è casuale; Pasolini ritiene la versione dell'apostolo Matteo quella che più d'ogni altra risalta l'umanità del Cristo, il suo essere uomo tra gli uomini. Pasolini non è un cattolico, "non sono nemmeno cresimato" dirà rispondendo alle critiche provenienti da ambienti marxisti, per ribadire il suo ateismo, e proprio questo suo distacco, questa mancanza di "resistenze interne" lo convincerà a terminare questo ambizioso e rischioso progetto. Pasolini era stato condannato, un anno prima a quattro mesi di reclusione per vilipendio alla religione dello Stato, per l'episodio La ricotta del film RoGoPaG. Dirà Alfredo Bini, produttore del film:  
"Banche, ministero, distributori mi dicevano che ero matto a voler fare un film commerciale tratto dal Vangelo, e per di più diretto da Pasolini, appena condannato a quattro mesi per vilipendio alla religione. Ora tutti dicono che sei religioso. Strano. Quando hai fatto La ricotta e Il Vangelo non se n'era accorto nessuno. Nemmeno quando organizzai la proiezione del film per i padri conciliari: avevamo avuto il permesso per avere l'Auditorium di via della Conciliazione, ma la mattina alle 10 tutti quei cardinali, bianchi, gialli, neri, con i loro berrettini e i mantelli rossi si accalcavano davanti alla porta sbarrata su cui c'era scritto "lavori in corso". Una bella idea dettata dalla paura notturna. Ma la proiezione l'abbiamo fatta lo stesso. Mille cardinali portati con trenta taxi che facevano la spola tra S. Pietro e piazza Cavour, al cinema Ariston. Venti minuti esatti di applausi hanno fatto, quando è apparsa la dedica a Giovanni XXIII. A Parigi, la proiezione dentro la cattedrale di Notre Dame, andata ancora meglio: niente lavori improvvisi." (1) 
 Il film vince il gran prix 1964 dell'Office Catholique international du cinema. Pasolini collabora, per la stesura della sceneggiatura, con la Pro Civitate Christiana. E' un'occasione, questa, per saldare dei rapporti di reciproca stima con gli ambienti cattolici meno conservatori e più aperti al dialogo. La critica di sinistra risponde freddamente all'uscita del Vangelo: "l'Unità" si esprime in questi termini:  
"...il nostro cineasta ha soltanto composto il più bel film su Cristo che sia stato fatto finora, e probabilmente il più sincero che egli potesse concepire. Di entrambe le cose gli va dato obiettivamente, ma non entusiasticamente atto".  
Pasolini risponde alle critiche, spesso preconcette, esaltando la comune avversione del cattolicesimo e del comunismo verso il materialismo borghese, unico vero nemico di Cristo. Pasolini intravede, paradossalmente, nell'ateismo di un comunista una certa religiosità in quanto "si possono sempre ritrovare quei momenti di idealismo, di disperazione, di violenza psicologica, di volontà conoscitiva, di fede - che sono elementi, sia pur disgregati, di religione" (2) 
La critica del tempo non sembra comunque cogliere il senso del film e, come spesso accade, coglie l'occasione per polemizzare su e contro Pasolini: 
"Il Tempo": "Il regista ha sottolineato alcuni episodi della vita di Gesù che sembrano contenere semi più rivoluzionari...".  
"Il Corriere della Sera": "Combattuto tra ideologia e sentimento Pasolini ha tentato di recuperare al suo laicismo i caratteri della religiosità, ma poiché l'operazione ha un accento volontaristico, gli è sfuggito quel carattere precipuo che è il senso del mistero".  
"La Notte": "Un ottimo film, più cattolico che marxista".  
"L'osservatore romano": "Fedele al racconto non all'ispirazione del Vangelo". 
Il film non è una ricostruzione storica fedele, ma una traspozione cinematografica della visione di Matteo, ossia del modo in cui ha inteso la vita di Cristo, non attraverso una disamina storicistica o storica, ma solo mitica. Non vi è nel film una ricostruzione storica, ma, come lo stesso Pasolini definisce:  
"... una specie di ricostruzioni per analogie. Cioè ho sostituito il paesaggio con un paesaggio analogo, le regge dei potenti con regge e ambienti analoghi, le facce del tempo con delle facce analoghe; insomma è presieduto alla mia operazione questo tema dell'analogia che sostituisce la ricostruzione". (3)  
Non è quindi, un film storico come le colossali produzioni americane erano solite fare. Il film non vuole essere una ricerca illustrativa ma vuole dare il senso della poesia che c'è nel Vangelo:  
"La mia idea è questa: seguire punto per punto il Vangelo secondo Matteo, senza farne una sceneggiatura o riduzione. Tradurlo fedelmente in immagini, seguendone senza una omissione o un'aggiunta il racconto. Anche i dialoghi dovrebbero essere rigorosamente quelli di San Matteo, senza nemmeno una frase di spiegazione o di raccordo: perché nessuna immagine o nessuna parola inserita potrà mai essere all'altezza poetica del testo. E' quest'altezza poetica che così ansiosamente mi ispira. Ed è un'opera di poesia che io voglio fare. Non un'opera religiosa nel senso corrente del termine, né un'opera in qualche modo ideologica. In parole molto semplici e povere: io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perché non sono credente, almeno nella coscienza. Ma credo che Cristo sia divino: credo cioè che in lui l'umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell'umanità. Per questo dico 'poesia': strumento irrazionale per esprimere questo mio sentimento irrazionale per Cristo". (4) 
Pasolini, da non cattolico, e seguendo fedelmente il racconto di Matteo è riuscito a raccontare il Vangelo proprio grazie al suo distacco; per la mancanza di inibizioni di un cattolico praticante, e di "cattolico inconscio", cioè colui che, grazie al marxismo, ha superato la sua "condizione conformistica" di cattolico, ma è intimorito dal potervi ricadere. Pasolini, quindi, si sente libero da qualsiasi schematismo, ed è questa la ragione che lo porta a raccontare la vita del Cristo.  
Il Vangelo è anche il risultato di una crisi personale di Pasolini e, più in generale, di una crisi della cultura italiana. Dice Pasolini:  
"... Tutto il razionalismo ideologico elaborato negli anni cinquanta, non solo in me ma in tutta la letteratura, è in crisi, le avanguardie, il silenzio di molti scrittori, le incertezze ideologiche di scrittori come Cassola o Bassani, c'è aria di crisi dappertutto e evidentemente c'era anche in me. In me ha assunto questa specie di regressione a certi temi religiosi che erano stati costanti, però, in tutta la mia produzione. Non mi sembra ci si debba meravigliare davanti al Vangelo quando leggendo tutto quello che ho prodotto una tendenza al Vangelo era sempre implicata, fin dalla mia prima poesia del '42. [...] Quindi un tema lontanissimo nella mia vita che ho ripreso, e l'ho ripreso in un momento di regressione irrazionalistica in cui quello che avevo fatto fino a quel punto non m'accontentava, mi sembrava in crisi e mi sono attaccato a questo fatto concreto di fare il Vangelo". (5)  
Il film è girato in Lucania (un paesaggio "analogo" alla Palestina in cui visse Cristo) con un cast di attori rigorosamente non professionisti. La parte di Gesù Cristo e' affidata a Enrique Irazoqui, che si trova per caso sul set del film il giorno prima dell'inzio delle riprese. La voce di Cristo è di Enrico Maria Salerno. Nel cast del film sono presenti, tra gli altri: Enzo Siciliano, nella parte di Simone e Natalia Ginzuburg nella parte di Maria di Betania. Come detto sopra, Pasolini si è riferito rigorosamente alla versione di Matteo, ma in alcuni punti del film è possibile intravedere alcuni riferimenti all'attualità: i soldati di Erode vestiti da fascisti e i soldati romani vesti da celerini. Sono comunque dei piccoli riferimenti che, in una visione unitaria del film, non distolgono lo spettatore dal racconto della vita del Cristo. Le musiche sono di Bach, Mozart, Prokofiev e Webern. Le musiche origanali di Luis E. Bacalov.

giovedì 18 settembre 2014

giovedì 11 settembre 2014

Onofrio Tataranni. 3. Il "Filosofo politico amico dell'uomo"

Abbiamo già avuto modo di trattare più volte dell'illuminista lucano Onofrio Tataranni, il cui tracciato biografico-culturale evidenzia un’evoluzione simile a quella di numerosi altri intellettuali meridionali, passati dalla proposizione e partecipazione attiva del riformismo carolino alla delusione sempre più profonda nei confronti del regno ferdinandeo, fino alla denuncia ed all’adesione al progetto di cultura e pratica politica della Repubblica napoletana. Un percorso di indubbia rilevanza, questo, condensato nell’opera maggiore dell’autore materano, il Saggio d’un Filosofo politico amico dell’Uomo, un’ampia ed ambiziosa opera di filosofia politica, suddivisa in cinque tomi, dedicata al conte Lorenzo Persichelli, personaggio in vista alla corte di Ferdinando IV, pubblicata a Napoli, dal 1784 al 1788.
Di seguito si dà l'indice dell'opera, per meglio coglierne rigore e temi:

TOMO I

Prospetto dell’opera. 1
Idea Generale, che ‘l Filosofo Politico si propone. 19
CAP. I. Ordine, che dee darsi alle Conoscenze; e Utilità di esse. 31
CAP. II. Utilità della riflessione in promuovere la Ragione Umana. 47
CAP. III. Dell’Uomo e delle sue Facoltà Intellettuali. 62
CAP. IV. Riflessioni su i principali Oggetti, a’ quali sono appoggiate le necessarie e utili conoscenze dell’uomo. 83
CAP. V. Delle Cause Fisiche e Morali, che hanno generalmente degradata la Natura Umana; e che ne hanno formulata la Storia delle varie vicende. 97
CAP. VI. Riflessioni su gli errori della Morale, e della Politica degli Antichi Popoli. 128
CAP. VII. Pruove degli errori della Morale, e della Politica. 147 
CAP. VIII. Si moltiplicano gli errori della Morale, e della Politica a proporzione de’ progressi della Superstizione. 170
CAP. IX. Dello Stato deplorabile e infelice della Morale, e della Politica presso i Romani. 188
CAP. X. Perniciosi effetti, che la Morale, e la Politica delle Antiche Nazioni hanno cagionati a i posteriori Governi. 211
CAP. XI. Difficoltà di dare a i Popoli una Legislazione buona, e facile ad eseguirsi. 236
CAP. XII. Altri ostacoli di accordare insieme gli attuali Governi dell’Europa. 262
Conclusione. 278 

TOMO II

Introduzione. 1
CAP. I. Del Sentimento, e della Ragione. 16
CAP. II. Uso del Sentimento, per espellere dal consorzio degli Uomini i vizi e gli errori morali, e per introdurvisi le virtù sociali. 42
CAP. III. Dall’utilità del Sentimento ne’ savi stabilimenti degl’Imperi. 54
CAP. IV. Utili esempi, tratti dalle Nazioni antiche e moderne, per comprovare la non difficile esecuzione dell’attuale progetto. 79
CAP. V. Proseguimento del medesimo soggetto. 102 
CAP. VI. Riflessioni su gli antecedenti esempi. 126 
CAP. VII. Della Ragione Universale, e del suo uso. 145
CAP. VIII. Riflessioni preliminari su qualsiasi umano stabilimento. 174
CAP. IX. Della Ragione delle Genti, e del suo uso. 192
CAP. X. Della Ragione Politica, e del suo uso. 210
CAP. XI. Della Ragione Civile, e del suo uso. 230
CAP. XII. Utili Riflessioni per promuovere i Popoli all’accordo, e alla felicità universale. 252
CAP. XIII. Continuazioni delle antecedenti riflessioni, e applicazioni delle medesime su gli Europei, e su gli Americani. 272
AP. XIV. S’ indicano que’ mezzi, che debbono praticare gli Europei per andare di accordo tra di loro, e con gli Americani. 294 
CAP. XV. Altri mezzi per conciliarsi amichevolmente l’Europa co i Popoli dell’Asia, e dell’Africa, e quindi verificarsi l’Accordo Universale di tutt’ i Popoli della Terra. 317

TOMO III

CAP. I. Brievi considerazioni preliminari su ciascun governo particolare. 1
CAP. II. De vizi annessi a i particolari Governi; de’ mezzi di allontanarneli; e quindi del modo di ridurre i Governi tutti ad una generale unione. 16
CAP. III. Su gli Elementi della Forza di ciascun Governo. 51
CAP. IV. Utili e preliminari considerazioni sulla vera idea dell’Educazione. 83
CAP. V. Assoluta necessità de’ Filosofi per condursi il tutto felicemente ad effetto. 117 
CAP. VI. Varie opinioni, che si sono avute de’ Filosofi; loro proibità, e virtù per l’agibile de’ pubblici affari. 146 
CAP. VII. Come si acquista l’idea della Religione. Della veracità della Cristiana Dottrina. De’ Ministri, che debbono promulgarla. 163 
CAP. VIII. Carattere de’ Ministri della Vera Religione; e uniformità de’ loro sentimenti con quelli de’ Filosofi, come Precettori de’ Popoli. 200
CAP. IX. Cognizioni, che debbono principalmente concorrere nel carattere d’un Sovrano; e quanto a lui conviene di fare, per sostenerlo con decoro, e con vera utilità de’ suoi Popoli. 224
CAP. X. Cognizioni, che debbono concorrere a formare il carattere del Guerriero. Brieve idea de’ progressi, della decadenza e del risorgimento dell’ arte della guerra; e riflessioni su gli errori, e su i vantaggi della medesima. 256
CAP. XI. Cognizioni, e qualità, che si richieggiono in un Uomo di Stato, per sostenerne degnamente la Carica in vantaggio, e beneficio de’ Popoli. 300
CAP. XII. Cognizioni, che si richieggiono in coloro, i quali si applicano alla marina. Talento, e vigilanza del Ministro in promuoverle. 327
CAP. XIII. Cognizioni, e qualità che debbono avere coloro, i quali si promuovono per la Magistratura. 358

TOMO IV

LIB. IV. Introduzione. 1
CAP. I. Brieve analisi del Fisico, e del Morale dell’Uomo; e utili riflessioni sulla medesima. 15
CAP. II. De’ mezzi per condursi felicemente ad effetto quanto si è analizzato sul Fisico, e sul Morale dell’Uomo. 97
CAP. III. Piano d’Istruzione per la prima età dell’Uomo. 151
CAP. IV. Delle Scienze Geometriche, come quelle, che debbono procedere a tutte le altre umane cognizioni. 205
CAP. V. Della Geografia; e della Cronologia; e del loro uso. 250
CAP. VI. Della Storia Naturale; delle Ricreazioni Fisiche, e Astronomiche; della conoscenza, e dell’uso de’
 loro rispettivi Istrumenti. 295 
CAP. VII. Della Storia; della sua Utilità; e del suo uso. 320

TOMO V

CAP. I. Brieve, e utile analisi sullo studio delle lingue. 1
CAP. II. Sull’abuso, che si è fatto delle lingue, su i mezzi di evitarnelo; e sulla loro giovevole applicazione alle più importanti conoscenze umane. 30
CAP. III. Della Logica; de suoi Canoni; e del suo uso. 58
CAP. IV. Della Scienza de’ principj, o sia, della giusta idea della vera Metafisica; e del suo uso per condurre l’Intendimento umano allo spirito filosofico, a quello di luce e a quello altresì d’invenzione. 114 
CAP. V. Della Morale considerata nel suo nascimento, e ne’ suoi successivi progressi come una scienza pratica, dettata all’uomo dalla sensibilità, e dalla ragione; e sua utile applicazione nella privata e nella pubblica condotta de’ Governi. 147
LIB. VI. Brievi nozioni morali, pratiche ed economiche, per introdurre la Gioventù nella Conoscenza de’ propri, e de’ cittadineschi doveri. 193
CAP. I. La Gioventù collo sviluppare il sentimento e la ragione acquista l’idea del giusto, e dell’onesto, e quella importantissima altresì, che fa promuovere l’opulenza domestica, e nazionale, nelle quali consiste il vero catechismo del cittadino. 197
CAP. II. Carta cosmografia di economia pratica politica, per servire di norma alla Gioventù, e per rendere essa vie più familiari le idee della forza e dell’opulenza delle Nazioni. 240
CAP. III. I mezzi facili e pratici, per promuovere i progressi dell’Agricoltura. 243
CAP. IV. Del Commercio, de’ mezzi di promuoverlo, e delle cause, che ne ritardano i progressi. 305
CAP. V. Della Marina, e de’ mezzi di promuoverla. 334

lunedì 8 settembre 2014

Serra di Vaglio: una tesi di dottorato

Serra di Vaglio è una montagna in territorio di Vaglio Basilicata; il monte, che supera i 1000 metri s. l. m., al culmine di tutta una serie di colline che si dispongono a cerchio per grandi distanze, domina anche la valle del fiume Basento. Sulla cima, già dall'Ottocento, era noto un abitato in cui si è scavato a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Grazie allo studio aerofotografico e grazie ai saggi di scavo si è ottenuta la disposizione dell'abitato che dev'essersi sviluppato a macchia, con al centro l'acropoli, circondata da un grosso muro di terrazzamento.
Il lavoro di Giuliana Soppelsa, Serra di Vaglio (PZ): modi e forme dell'insediamento tra VIII e III sec. a. C.è teso ad analizzare le problematiche insediative relative all’abitato indigeno di Serra di Vaglio, ove è documentata un’ininterrotta sovrapposizione di contesti dall’età del Ferro fino al III sec. a. C., che rende complessa una puntuale ricostruzione strutturale e funzionale delle diverse fasi edilizie.

giovedì 4 settembre 2014

Un ricordo di Nicola Cataldo

Nato a Pisticci (Matera, Basilicata) il 22 ottobre 1928, Nicola Cataldo si laureò in giurisprudenza. 
Avvocato, onorevole, sindaco di Pisticci, ha dedicato una vita alla militanza nel Pci, con la cui lista era stato eletto per la prima volta in seno al consiglio comunale di Pisticci nel 1952. Avanguardia del Partito Comunista Italiano nel periodo della lotta per le terre e, proprio perché accusato di essere organizzatore di quelle lotte, fu tradotto in carcere per sei mesi assieme ad altri dirigenti comunisti. 
Per quattro volte Nicola Cataldo è stato sindaco del comune di Pisticci: dal 1952 al 1956, dal 1960 al 1963, dal 1975 al 1980 dal 1993 al 1995. 
Tre, invece, le elezioni alla carica di Deputato alla Camera: nel 1963, nel 1968 e nel 1972, per tre legislature (IV, V e VI - dal 1963 al 1976) dove fu Segretario della XII commissione Industria e Commercio, artigianato e commercio estero. Nella sua veste di parlamentare, Nicola Cataldo promosse 49 progetti di legge ed intervenne 89 volte, tra l'altro a proposito delle modificazioni ed integrazioni alla legge 28 febbraio 1967, n. 126, riguardante provvedimenti per completare il risanamento dei rioni "Sassi" di Matera e per la loro tutela storico-artistica. 
Venne eletto anche in seno al consiglio regionale di Basilicata quando, ancora onorevole, dovette rinunciare per incompatibilità. 
Nicola Cataldo è morto a Potenza il 3 settembre 2014.

Fonti e documenti per la storia di Rotonda

lunedì 1 settembre 2014

Francesco Mario Pagano. 3. Il poeta: per Giovanni Capece di Barbarano (1771)

Che debb’io far? E qual consiglio mai
Nel dubbio stato mi dia pront’aita?
Dhe! Chi la via m’addita,
Che dritto scorge, e mena
Alle belle contrade d’Elicona,
Ove non mai l’infermo piè drizzai?
Né la bella d’alloro alma corona
Unqua velò mie tempia.
Or mi manca la lena:
Deh! Come al bel desir da me s’adempia?

Per aspro calle, e per sentier più duro
Io spinsi il giovanil ardito fianco,
E non mai lasso, o stanco
Con voglie pronte, e snelle
Conoscer volli l’universo astratto
Da quel, ch’appare suo sembiante oscuro.
E dalle sante Dee fui allor distratto,
E dall’eteree forme,
Che ispirano le stelle,
A chi del Pierio lauro all’ombra dorme.

Aver muta la lingua meglio fora
Tra sì leggiadri cigni, e sì soavi
Ch’han del bel dir le chiavi.
Ma sento nuovo ardire,
Ed un nobil desio il sen m’infiamma,
E l’onorata voglia mi rincora,
Non per cantar dell’amorosa fiamma.
Del funebre cipresso
Corona vuommi ordire,
E questa alle mie chiome prima intesso.

Il Buon Pastor quaggiù sceso dal Cielo,
Qual gentil lume al cieco Mondo apparve,
E tosto poi disparve.
Poco si fe’vedere,
E sparve in sul bel fior degli anni suoi,
Scinto dal frale, e dal caduco velo,
E qui dogliosi, e tristi lasciò noi,
Accesi del desio
Delle virtudi vere,
Ond’era pura immagine di Dio.
Degno non era il secolo perverso,
E gli anni rei, che nel mal far son presti,

Che seco fosse Questi, 
Che tardi, o presto venne, 
Ed immaturo, e non venuto a tempo,  
Perché suo lume sì benigno, e terso 
Non si macchiasse, andossene per tempo. 
Morte non già ne ’l tolse, 
Ma ’l bel desir le penne 
Si pose, e al Cielo il volo dritto volse. 
Il Gregge afflitto, sconsigliato, e solo, 
E vedova la Chiesa gli anni cari 
In tristi pianti amari, 
Van desiando in vano; 
E quelli, ch’ebber la sua conoscenza  
Non ponno averne mesti alcun consuolo. 
Ov’è la bella sua degna presenza? 
Ove i belli costumi? 
Ov’il parlar umano? 
Ove i benigni, dolci, e gravi lumi?  
O del Sebeto mio Cigni sublimi, 
Date principio al lamentevol canto, 
E sian le rime pianto. 
E tu Spirto gentile, 
D’eterno nome, e d’immortal memoria,  
Sacro ingegno, che sin dagli anni primi, 
Degno ti festi di Poema, e Storia: 
Gherardo nostro onore, 
Tu col purgato stile 
Espirimer puoi l’acerbo, e rio dolore.  
Canzon fra gli aspri studi 
Sei nata, e rauca stridi: 
Pon fine a’grami, e dolorosi gridi.