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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2014

"Cristo si è fermato a Eboli" di Francesco Rosi

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Interpreti e personaggi Gian Maria Volonté: Carlo Levi Lea Massari: Luisa Levi Alain Cuny: Barone Rotundo Irene Papas: Giulia Paolo Bonacelli: Podestà François Simon: Don Traiella Francesco Càllari: Dottor Gibilisco Antonio Allocca: Don Cosimino Giuseppe Persia: L'esattore delle imposte Tommaso Polgar: Il "sanaporcelle" Vincenzo Vitale: Dottor Milillo Luigi Infantino: Autista Niccolò Accursio Di Leo: Falegname Frank Raviele: Brigadiere Maria Antonia Capotorto: donna Caterina Lidia Bavusi: la vedova
“La prima volta che ho fatto vedere il film fuori dall’Italia è stato a Chicago, ad un festival dove c’erano tremila persone. E io avevo paura, dicevo tra me e me “cosa capiranno questi, in America, a Chicago? I calanchi, le terre arse, i contadini, cosa capiranno? Ebbene, alla fine della proiezione piangevano tutti.” [Francesco Rosi]
Nel 1961 Francesco Rosi stava girando a Montelepre Salvatore Giuliano, quando, inaspettato, arrivò sul set Carlo Levi, al quale il regista chiese…

L'antica Lucania. 14. Banzi

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Il sito dell'antica Banzi (gr. Βαντία; lat. Bantia) era collocato su un’altura prossima alla riva orientale del Bradano, al confine tra Apulia e Lucania. Dal pieno VII fino a tutto il IV sec. a.C., secondo il modello tipico di quest’area, l’insediamento era formato da nuclei sparsi comprensivi sia delle strutture abitative sia delle tombe, spesso riutilizzate nell’intento di sottolineare la continuità gentilizia. La ceramica rinvenuta evidenzia la matrice daunia del sito, influenzata comunque dal contatto con la vicina Peucezia. All’incirca in coincidenza con la fondazione della vicina colonia latina di Venusia, nel 291 a.C., l’abitato, entrato nell’orbita romana, si contrasse in modo vistoso, con ogni probabilità a seguito del sorgere di pochi complessi di grandi dimensioni affini alle fattorie italiote. Uno di essi, esplorato in modo integrale, indica una frequentazione durata fino all’epoca della guerra sociale. Le vicende di Banzi nel corso di questo periodo, che vede il pass…

L'antica Lucania. 13. Il territorio in età imperiale

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Il processo di romanizzazione, in atto almeno dai primi del III secolo, si configura come un momento di ulteriore profonda ristrutturazione socioeconomica della regione, che conserva comunque il suo aspetto di distretto rurale correlato a un numero ridotto di centri urbani, per lo più periferici rispetto alla sua estensione. Significativa appare soprattutto la concentrazione che si registra nella Lucania occidentale dove, oltre a Paestum, colonia nel 273 a.C., si contano le civitates foederatae (al pari di altre trasformate in municipia dopo il bellum sociale) di Eburum (Eboli), Volcei (Buccino), Arma (Atena Lucana), oltre all’importante centro di Forum Popillii (Polla). Nell’entroterra si possono invece annoverare solo Grumentum (Grumento), che peraltro si ricollega ancora al sistema appena menzionato, e Potentia (Potenza), insieme alla città (di cui non conosciamo pressoché nulla) che sostituisce l’indigena Serra di Vaglio. Sulla costa ionica si registra infine la continuazione del…

La Basilicata medievale. 4. Melfi tra normanni e Svevi

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La città, fondata all'inizio dell'XI secolo dai bizantini, dopo l'insediamento dei normanni, capeggiati dai fratelli Altavilla, fu considerata la "capitale morale della conquista della Puglia", dove si svolsero le assemblee e i sinodi più importanti. Fu, accanto a Venosa, Troia e Salerno, una delle quattro "ducales urbes" del ducato di Puglia. La sua sede vescovile era immediatamente sottomessa alla Sede Apostolica. In epoca normanno-sveva Melfi era la città più grande della Basilicata e ospitava comunità di mercanti amalfitani e di ebrei. Dopo la morte di Roberto il Guiscardo (1085), la città perse il suo ruolo centrale in seguito al trasferimento del potere ducale a Salerno e alla successiva unificazione politica del Mezzogiorno d'Italia con Palermo come capitale. Soltanto tra l'estate del 1127, quando Ruggero II rivendicò il ducato di Puglia come eredità di suo nipote ‒ il duca Guglielmo era deceduto senza eredi ‒, ed il 1139, anno dell'…

Materiali didattici. 24. Il brigantaggio postunitario secondo il fascismo (1930)

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Cacciato dal trono delle Due Sicilie, Francesco II pensò ai modi di poter subito far ritorno nel regno. E come al sorgere del secolo XIX, Ferdinando IV di Borbone, profugo e sconfitto, aveva incitato e sobillato le turbe plebee contro i novatori giacobini, così, nel 1860, Francesco II, giovandosi di aiuti e complicità varie, italiane ed europee, rinnova lo stesso tentativo, tendendo la rete di una vasta e ben organizzata congiura che in breve avvolge quasi tutto il Mezzogiorno. Secondo le carte sequestrate all'avventuriero inglese James Bishop, la forza reazionaria di tutto il Napoletano facente capo al presidente e direttore supremo del Comitato centrale di Napoli, il barone Achille Cosenza, era, nell'aprile 1862, di 80.702 uomini, dei quali 16.353 armati: non compresi gli uomini di 22 paesi del Beneventano e di alcuni paesi limitrofi a Napoli, e i gregarî di quattro forti bande di briganti. I primi nuclei di quelle segrete formazioni militari furono costituiti dalle bande b…

Paesi lucani. 25. Moliterno in una descrizione di inizio Ottocento

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FONTE: L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, s.e., 1803, t. VI, p. 49.

Paesi lucani. 24. Miglionico nel Settecento

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FONTE: L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Napoli, s.e., 1803, t. VI, p. 17. 

Paesi lucani. 23a. Il polittico di Cima da Conegliano a Miglionico

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L'opera  arrivò a Miglionico, così come ricorda una tradizione locale, perché acquistato da Don Marcantonio Mazzone, arciprete del paese, nel 1598. Il primo apprendistato avviene nel suo paese di origine con Dario da Treviso, ma già negli anni 80 sarà a Venezia, dove, forse frequentò la bottega di Alvise Vivarini, l'artista a cui sembra ispirarsi nel periodo giovanile, ma i modelli della sua produzione matura saranno Giovanni Bellini e Antonello da Messina. Questi, quindi, i referenti culturali del nostro artista, che ben presto "... assimilò la lezione di Antonello, basata sulla resa monumentale delle figure con il punto di vista ribassato, ripresa da G. Bellini, facendo sì che la figura proponga un'idealizzante lisciatura di volumi, una quiete di rappresentazione che rende un effetto di solenne classicità che è quasi greca" (L. Menegazzi - C. da Conegliano). Ritroviamo queste considerazioni nell'impaginazione iconografica del "nostro" polittico c…