La Basilicata medievale. 8. I Guevara, conti di Potenza

L’antica famiglia Guevara o de Guevara, originaria della Spagna dove possedeva la contea di Oñate in Alva (Castiglia), aveva come stemma uno scudo inquartato, nel 1° e 4° d'oro a tre bande d'argento, filettate di nero e caricate ciascuna da tre fiocchetti d'ermellino; nel 2°e 3° di rosso con cinque foglie di pioppo d'argento disposti 2-1-2. 

I Guevara, uomini d’arme, si trasferirono nel Regno di Napoli al seguito di Alfonso I d’Aragona intorno all'anno 1442 con i fratelli Inigo, poi creato marchese del Vasto, Ferrante e Alfonso. Di questi ultimi, il primo fu creato conte di Belcastro e il secondo conte d’Archi. 
Inigo ebbe due figli, ossia Antonio (conte di Potenza)  e Pietro, che, erede del padre, ne ereditò la carica di Gran Siniscalco. Sposò Isotta del Balzo, sorella di Isabella regina di Napoli, moglie di Federico d’Aragona; fu uno dei maggiori cospiratori della congiura contro Ferrante I d’Aragona.
A Potenza, i Guevara lasciarono segni tangibili della loro presenza. Infatti nel 1445 Inigo iniziò a ristrutturare la vecchia cinta muraria di origine sveva, già fatta abbattere da Carlo d’Angiò per punire la città filofedericiana; essa fu fortificata e dotata di numerose porte di accesso (portielli), nonché di torri di avvistamento e di difesa. Dovrebbero, infatti, risalire a questo periodo Porta Mendola, citata per la prima volta negli anni Ottanta, Porta San Luca e Portasalza, una struttura fortificata la cui mole faceva da contrappunto a quella della torre dall’altro versante del pianoro su cui sorgeva la cittadina. Altre opere riconducibili ai Guevara sono la ristrutturazione del palazzo del Seggio nella piazza omonima, la ricostruzione del chiostro duecentesco di San Francesco nonché del convento e della chiesa extramuraria di Santa Maria del Sepolcro, in cui i conti elessero la loro sepoltura ufficiale. Inoltre verso la fine del Quattrocento fu terminato il nuovo palazzo comitale. Quando poi Don Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, diede in sposa sua figlia Beatrice a Enrico di Loffredo, la città, che costituiva la dote nuziale, passò ai Loffredo.

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