giovedì 28 luglio 2016

In margine a C. Benocci, "I Gattopardi. I Ruffo in Calabria e i Doria Pamphilj in Basilicata in età moderna" (Arianna Pantaleo)

Il romanzo Il Gattopardo è preso come riferimento dall’autrice Carla Benocci per parlare di due famiglie, i Ruffo in Calabria ed i Doria Pamphilj nella parte settentrionale della Basilicata, per vedere quanto le affermazioni letterarie e le chiavi di lettura del periodo offerte dal romanzo siano applicabili a queste due grandi famiglie nobili fortemente radicate nel territori citati. Entrambe sono unite da un rifiuto a partecipare attivamente all’attività politica del nuovo Stato unitario italiano, analogamente al protagonista del romanzo. È un modo per analizzare negli anni la gestione dei loro possedimenti e dei fatti succedutisi (terremoti, eversione della feudalità e delle successive riforme agrarie) che hanno portato infine alla perdita di terreni e beni.
I Doria Pamphilj sommano le capacità mercantili del grande Andrea Doria con il culto dell’immagine della famiglia papale Pamphilj, aggiornati sulle più moderne idee settecentesche europee nel campo dei giardini e della produzione agricola ma altrettanto fedeli alla Chiesa, liberali ma non rivoluzionari. Oltre al cardinale Giuseppe Doria Pamphilj, la figura di maggior rilievo della famiglia nel corso dell’Ottocento è il principe Filippo Andrea V, che considera il proprio Stato di Melfi in Basilicata come un rifugio “nei tempi calamitosi” romani legati alla seconda Repubblica del 1849, ma dove si possono sperimentare significative innovazioni nel governo del territorio, i cui risultati sono poi applicati anche alle proprietà romane. Egli è però un Gattopardo sui generis, in quanto segue da vicino le sue terre, risiedendovi spesso negli anni giovanili e controllandone sempre da vicino l’andamento produttivo, senza però mai aderire alle nuove istanze politiche anticlericali e repubblicane che precedono e seguono in diversa misura il processo di unità nazionale. Il suo atteggiamento paternalistico nei confronti dei coloni ricorda in certa misura quello del principe di Salina ed in ogni caso egli cede gradualmente la proprietà delle sue terre agli stessi coloni e mercanti a partire dalle leggi contro la feudalità e poi ancora nella seconda metà dell’Ottocento, mantenendo però la proprietà dei nuclei più importanti del suo Stato, dismessi a partire dalla riforma agraria degli anni Quaranta del Novecento fino agli anni Cinquanta, ad opera del principe Filippo Andrea V, il primo sindaco di Roma capitale dopo la liberazione.
Il libro, nella parte dedicata ai Doria Pamphilj, costituita da n. 4 capitoli, tratta i seguenti argomenti:
il buon governo dei Doria nello stato di Melfi, i castelli nei rilievi del 1695 di Francesco Canevaro; Melfi tra la fine del XVII e la metà del XIX secolo: un lungo illuminismo; Filippo Andrea V Doria e i castelli di Melfi, Lagopesole e Avigliano dopo il terremoto del 1851; Melfi dal XIX secolo al 1931: rinnovamento e dismissioni;
I 4 capitoli sono corredati di immagini di disegni, planimetrie, ecc. dell’epoca. Il libro è corredato da una appendice documentaria che riporta: Selezione di disegni, secoli XVII-XX – Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria (1500-1968) Cassettiere A e B;
Disegni e fotografie relativi alle proprietà Doria Pamphilj in Basilicata, fine sec. XVII-1931 Roma Archivio Doria Pamphilj
Francesco Canevaro, “Quattro relazioni de Castelli et altre Case camerali della Città, e delle Terre dello Stato di Melfi”, 12 marzo – 4 novembre 1695 Roma Archivio Doria Pamphilj, cartella 21
“Origine del fabbricato del Castel Lagopesole e delle gloriose gesta quivi avvenute dell’epoca 743 in poi”, sec. XVIII Roma Archivio Doria Pamphilj, cartella 21, interno 114
Trasporto delle merci in Basilicata, 3 ottobre 1757 Roma Archivio Doria Pamphilj, cartella 21, fascicolo 1, cc. 1r-2v
Unità di misure a Roma, a Napoli e in Basilicata, sec. XVIII Roma Archivio Doria Pamphilj, cartella 21, fascicolo “Mezzo Palmo Napoletano, Mezzo Palmo Romano”
“Inventario del mobilio ed attrezzi esistenti nel Castello di Melfi eseguito sotto il dì primo aprile 1825.
1825. Inventario del mobilio ed attrezzi esistenti nel Castello di Melfi dati in consegna da D. Giuseppe Del Bene al S.r D. Serafico Placco. Il sudetto inventario colle corrispondenti modifiche come dentro, è servito per la riconsegna fatta dal sudetto Sig.r Placco al suo successore Agente Generale D. Giuseppe Del Bene nel 23 luglio 1829. Fatta copia per Roma” Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, casella 64, b. 691 [numero busta antica]
“Istruzioni pel nuovo agente generale di Melfi signor Vittorio Manasseri. Roma 14 aprile 1846”, “Piano del 26 settembre 1846” per la Riforma Generale delle proprietà in Basilicata del principe Filippo Andrea V Doria Pamphilj e “Delucidazione sui varij impiegati dell’Amministrazione di Melfi” Roma Archivio Doria Pamphilj, scaff. 24/5,  fascicolo senza numero
“Mobili e masserizie per uso dell’appartamento padronale nel castello di Melfi ed esistenti a tutto il 31 dicembre 1846” Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 106, b. 652, fasc. 20
Mobili trasferiti dal castello di Melfi a Napoli l’8 settembre 1849 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 106, b. 652, fasc. 20
Mobili rimasti nel castello di Melfi, 8 settembre 1849. Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 106, b. 652, fasc. 20
Tommaso Curcio, Relazione sullo stato del castello di Melfi dopo il terremoto, 30 agosto 1851 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
Ingegnere Virginio Marangio, Lavori di restauro nel castello di Melfi, 1853 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
Francesco Serra, Preventivo e progetto di restauro del castello di Melfi, 29 luglio 1853 - 18 settembre 1854. Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3 
Lavori del capomastro muratore Antonio Pilato nello Stato di Melfi, 30 dicembre 1851 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
Viaggio da Genova a Napoli dei documenti dell’Archivio Doria, 1852 Roma Archivio Doria Pamphilj, scaff. 11/20
Virginio Marangio, “Progetto estimativo dei lavori a farsi nel castello di Lagopesole in provincia di Basilicata di proprietà di Sua Eccellenza il principe don Filippo Andrea Doria Pamphilj”, 1853 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
“Lionessa. Cafoneria e stanza del massare”, 1853 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
Virginio Marangio, “Progetto estimativo dei lavori a farsi onde ridurre abitabile la metà del secondo piano del castello di Avigliano in provincia di Basilicata di proprietà di Sua Eccellenza il principe don Filippo Andrea Doria Pamphilj”, 1853 Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, cas. 107, b. 1087, fasc. 3
G. Meluzzi, “Principato di Melfi. Lionessa di Campo. Progetto per ridurre a cappella il locale della Baracca; Masseria Celani. Progetto d’ingrandimento del casale; Progetto d’ingrandimento del casale di Vaccareccia di sopra, come alla domanda fatta dallo affittuario. 1875. Preventivi per gli allegati 2, 3, 4, 5” Roma Archivio Doria Pamphilj, scaff. 24/5/9
“Mobili, masserizie e suppellettili nel Castello di Melfi al 18 marzo 1876” Potenza, Archivio di Stato, Archivio Doria Pamphilj, casella 76, b. 1315 [numero busta antica]
“Azienda di Melfi. Mobili, arredi sagri, materiali ed altro esistenti in Melfi al 18 marzo 1876 a forma dell’inventario compilato dal notaro Gio.Batta de Filippis” Roma Archivio Doria Pamphilj, scaff. 24/5, fasc. 2
Il buon governo dei Doria nello stato di Melfi - I castelli nei rilievi del 1695 di Francesco Canevaro
Lo Stato di Melfi diventa proprietà dei Doria con Andrea Doria (nato ad Oneglia (Imperia) il 30/11/1466 e morto a Genova il 25/11/1560) famoso ammiraglio genovese che nella guerra tra  Francesco I e Carlo V dopo un primo periodo in cui è alle dipendenze dei francesi diventa alleato di Carlo V nell’estate del 1528, a seguito di ciò, l'imperatore concesse a Genova la restaurazione della Repubblica, indipendente ed integra nel suo territorio. I genovesi avrebbero goduto gli stessi privilegi dei sudditi spagnoli. Dal canto suo, Doria avrebbe messo a disposizione di Carlo dodici galere, comandate da lui, al prezzo annuo di novantamila scudi. La vittoria finale di Carlo V si ha nel 1531 e in questo lasso di tempo accumula debiti nei confronti del Doria, nell’impossibilità di saldarli concede ad Andrea Doria il vasto territorio di Melfi e dintorni con l’impegno di garantirgli con i fondi della Corona quella parte di reddito che non sarebbe riuscito a riscuotere. Con la concessione del territorio Carlo V concede ad Andrea Doria anche il titolo di Principe di Melfi. Da allora e fino al 2000 il titolo ha continuato ad essere detenuto dai suoi discendenti; la famiglia dei Doria-Landi-Pamphilj, che ha portato il suo titolo di principi di Melfi fino al 2000. In quell'anno l'ultimo discendente diretto della famiglia è morto senza eredi ed il titolo ha cessato di esistere.
All’epoca di Andrea Doria, tra i mercanti genovesi vi era la consuetudine di creare insediamenti nel territorio della Calabria come avamposti da cui partire verso il Medio Oriente per i ricchi traffici che qui si potevano esercitare. Pertanto erano questi i territori più ambiti, in alternativa potevano andare bene anche territori che potevano lo stesso trovarsi su questi itinerari quindi Melfi rappresentò sia una sfida per la sua posizione che una necessità di organizzare una buona amministrazione per poter recuperare i crediti nei confronti dell’imperatore Carlo V. 
Con la morte di Andrea, il suo successore, il nipote Giovanni Andrea I, nell’evoluzione degli eventi storici si rende conto sempre più che solo con una buona amministrazione potrà trarre dei vantaggi pertanto estende le dimensioni del feudo che inizialmente comprendeva i territori di Melfi, Candela, Forenza e Lagopesole con   l’acquisto di altri quattro feudi (Lacedonia, Rocchetta, Avigliano e San Fele).
Intanto le fortune dei Doria subiscono delle flessioni e ciò li porta a trasferirsi a Roma in cerca di nuove alleanze e nuovi orizzonti che si realizzano con il matrimonio tra Giovanni Andrea III ed Anna Pamphilj, nipote del papa Innocenzo X. Ciò porta alla famiglia Doria una immagine internazionale di rilievo che comporta anche un adeguato tenore e stile di vita da ostentare anche nelle proprietà e pertanto anche lo Stato di Melfi ne viene interessato, non è più solo una fonte di reddito ma anche un simbolo di potere uno stato da ammodernare perché tutti vedano le capacità governative ed amministrative dei Doria.
Una occasione si presenta con il terremoto del 1695 che crea problemi ai castelli dello stato. Viene inviato in loco un architetto genovese di fiducia Francesco Canevaro con il compito non solo di fare i rilievi del castello ma di tutta la città con la realizzazione di una pianta. Fino alla metà dell’800 i Doria manterranno questa abitudine di inviare persone di fiducia invece di servirsi di tecnici del posto quando c’è da prendere in esame un problema di una certa entità. I Disegni che produrrà il Canevaro e che sono inseriti in pagine a loro dedicati sono così dettagliati e ricchi di legende e descrizioni di ogni singolo ambiente che saranno utilizzati per rappresentare il castello fino agli anni successivi al terremoto del 1930. 
Nella pianta di Melfi vengono riportate le porte di accesso alla città, le chiese, i monasteri, i palazzi; si evidenziano bene i due nuclei quello che parte dal castello e quello che parte dalla cattedrale. L’interesse del principe è si rivolto alla riparazione dei danni del terremoto, per le opere di restauro ritenute necessarie per salvaguardare le strutture antiche consolidandole con criteri moderni, ma anche alla riorganizzazione della capitale del suo Stato.
La stessa cura posta per la rappresentazione e descrizione di Melfi, la capitale dello Stato, viene mantenuta dal Canevaro per gli altri castelli ed insediamenti di rilievo, con l’aggiunta di relazioni sullo stato dei fabbricati e proposte di intervento. L’architetto Canevaro precorre anche i tempi, infatti, cerca di indicare le soluzioni più appropriate in relazione ai costi e cercando di contenere quest’ultimi. Anche per questi altri edifici sono riportate pagine con i disegni dell’epoca. Anche questi rilievi e disegni rappresenteranno per anni la base di studio per i futuri architetti che si dedicheranno allo studio di questi edifici. 
Melfi tra la fine del XVII e la metà del XIX secolo: un lungo illuminismo
La conoscenza delle vicende dei Doria, uniti nel 1763 a quelle dei Pamphilj, con la costituzione della dinastia Doria Pamphilj può contare sulla documentazione completa dell’archivio familiare. Negli anni cinquanta del Novecento, con il definitivo passaggio di proprietà di Melfi dalla famiglia allo Stato, si è avuta una separazione della documentazione relativa allo Stato di Melfi confluita nella sede dell’Archivio di Stato di Potenza senza predisporre un inventario completo dei documenti passati dall’Archivio Doria Pamphilj di Roma a quello di Potenza, senza la possibilità di verificare quindi che quanto spostato sia effettivamente pervenuto tutto a Potenza.
Anche in epoche precedenti vi erano stati degli spostamenti di documenti, ma erano stati tutti ben documentati, come dimostra una trascrizione riportata nell’appendice del testo e riferita ad un viaggio da Genova a Napoli dei documenti dell’Archivio dei Doria del 1852. Per esempio, questo documento, ci fa ipotizzare, da quanto riportato nel libro, che il quadro ad olio rappresentante lo stato di Melfi, attualmente nelle sale del Castello di Melfi dedicate ai Doria, riportato negli inventari del 1825, del 1829 e del 1846 e mancante in quello del 1849, quando vi è stato anche uno spostamento di mobili dal Castello di Melfi a Napoli, che nel periodo tra il 46 ed il 49 sia stato portato a Genova per poi arrivare a Napoli nel 52 e poi di nuovo a Melfi, ma non subito, infatti, non compare ancora nell’inventario di mobili, masserizie e suppellettili del 1876.   
La citata divisione dell’archivio rende più complicata la ricostruzione degli eventi del Settecento ed Ottocento dello Stato di Melfi perché, per avere una corretta conoscenza dei progetti predisposti a Roma per lo Stato di Melfi e di quanto effettivamente realizzato, bisognerebbe avere un continuo confronto tra le due serie di documenti. Il capitolo in questione perciò evidenzia, come per avviare un discorso che vada in questo verso, siano stati predisposti dai due Archivi due elenchi dei disegni relativi allo Stato di Melfi tra la fine del Seicento ed il 1931. Questi due elenchi sono riportati nelle appendici. Da essi si può notare come nella sede di Potenza vi siano una grande quantità di disegni e che forse ne potranno venire alla luce altri con il riordino dei materiali. In ogni caso proprio la quantità dei disegni ci fa capire come i Doria prima ed i Doria Pamphilj dopo si sono preoccupati di controllare al meglio la gestione del patrimonio lucano. La Benocci, l’autrice del lavoro, per una migliore esplicitazione dell’argomento trattato fa riferimento ad altri lavori realizzati in merito. In particolare evidenzia come già l’Ardoini nel suo testo del 1674 (Descrizione dello Stato di Melfi) segnali le innovazioni amministrative dei principi Doria che, per modernizzare l’economia e definire meglio i rapporti tra il loro governo e quello della collettività locale, vogliono stabilire precise regole che i vassalli sono tenuti a seguire. Giovanni Andrea III Doria però, dopo questa fase che si è consolidata fino alla fine del Seicento,  tende agli inizi del secolo successivo di ridurre il potere del Governatore dello Stato di Melfi, che ormai esercita un domino quasi assoluto nel territorio; egli detiene il potere sia amministrativo che giudiziario. Giovanni Andrea III perciò tenta di dividere i due poteri affidando la giustizia a capitani stipendiati, quindi non soggetti ad esigere grandi somme da chi fosse stato sottoposto a giudizio. Inoltre vorrebbe proibire al Governatore di intromettersi negli affari e nell’amministrazione delle comunità locali, dalle quali in ogni caso non può ricevere nessun dono. Viene garantito al Governatore uno “stipendio” più alto, eliminando però tutte le altre possibili entrate. Tutti questi propositi non troveranno però compimento né nell’immediato nè nel tempo in maniera completa. Nel 1746 però verrà istituita una consulta settimanale per gli affari economici di cui facevano parte oltre al Governatore, il Tesoriere e il contabile (il Razionale). È il periodo dei cambiamenti, ispirati dalle idee illuministe, che, partendo dal Regno di Napoli dei Borboni, giungeranno anche nello Stato dei Doria Pamphilj. Nel 1747 vengono aboliti “i diritti di visita” che le comunità locali pagavano al Governatore; nel 1762 il ruolo del Governatore viene sostituito da quello dell’Agente Generale ovvero l’amministratore di più alto grado stipendiato dal principe; dal 1769 al 1772 viene nuovamente nominato il Governatore, figura che scompare definitivamente nel 1772 a scapito appunto dell’Agente Generale.
Nel periodo tra il 1760 ed il 1780 si hanno crisi economiche un po’ in tutta Europa ed in particolare se ne visse una più accentuata nel Regno di Napoli con conseguenti provvedimenti reali miranti a limitare i diritti feudali. Anche i principi Doria saranno influenzati nel loro operato da questi eventi. A partire dal 1767  stabiliranno che tutte le questioni economiche, politiche e giuridiche devono essere riportate nella riunione settimanale della Consulta tenute nel Castello di Melfi a cui prendono parte l’Agente Generale, il Tesoriere, il Razionale ed il Soprintendente economico, anche se ormai la figura più importante è quella dell’Agente Generale. Nell’ambito della Consulta vengono prese le decisioni sulle vendite dei prodotti agricoli, gli affitti dei beni dello Stato, il controllo dei funzionari incaricati di riscuotere le rendite e di tutti i dipendenti, dai soldati ai massari ed a tutti i salariati. La Consulta controlla e vigila sull’attività politica e giudiziaria delle comunità locali proponendo al principe degli elenchi di giudici da cui lo stesso sceglieva chi nominare.
È il periodo in cui le varie modifiche amministrative vedono tanti contenziosi tra cittadini e cittadini ed amministrazione che vengono documentate con la realizzazione di innumerevoli planimetrie ora conservate negli Archivi di Potenza e Roma. Le risorse dello Stato sono garantite dai terreni, dai boschi, dagli allevamenti, l’attività dei mulini ad acqua. Si va verso un utilizzo pre-industriale dei beni e tra essi in particolare riveste una grande importanza l’attività collegata alla lavorazione della lana che raggiunge livelli elevati con conseguente vendita dei prodotti inizialmente solo in un mercato interno e successivamente in quello internazionale. Lo sviluppo sempre maggiore di questa attività con prodotti di grande qualità che, anche se a carattere popolare, vede un grande impiego di maestranze femminili, cosa non molto comune in quel periodo. Tutto ciò porterà alla costituzione del “Registro dei conti della fabbrica nuova dei panni di lana”  dove venivano riportati oltre agli elenchi delle botteghe in cui venivano realizzati, gli elenchi di ciò che veniva prodotto e poi venduto.
L’ultima parte del capitolo è riservato alla descrizione delle planimetrie citate e di come esse si siano particolarmente evolute in questo periodo. 
Realizzate da membri di famiglie di agrimensori, che hanno operato nell’arco dell’esistenza dello Stato di Melfi, aumentano notevolmente di numero nel Settecento ed Ottocento. Tale incremento si ha anche perché manca all’epoca una cartografia catastale ufficiale. Prevalentemente si hanno due tipologie di carte, una legata alla caratteristica dei territori, perciò legate ad un rilievo topografico e quindi ad una rappresentazione dell’orografia, di grande utilità soprattutto per le controversie giudiziarie e l’altra tipologia legata alle esigenze degli agrimensori e perciò più geometrica ma con differenziazioni non rispondendo ad una visione unitaria delle rappresentazioni.
In molte carte sono riportate delle citazioni o trascrizioni di altri documenti per renderle più comprensibili, o vengono evidenziati particolari elementi di un itinerario, in particolar modo se elemento del contenzioso, invece che misurazioni e dati oggettivi. In molte perciò compaiono, per descrivere la tipologia delle colture, raffigurazioni di contadini ed alberi e pochi sono i casi in cui vi siano delle legende. Siamo quindi in una fase in cui il disegno ha ancora bisogno di annotazioni e solo a partire dal XIX secolo, quando le rappresentazioni verranno affidate a tecnici più preparati, come architetti o ingegneri, che compariranno elementi specifici delle rappresentazioni cartografiche. Nel testo perciò a prova di ciò vengono citate, descritte ed a volte riportate planimetrie per argomentare ciò.
Con Giovanni Andrea IV, successore di Giovanni Andrea III, viene ampliata l’estensione dello Stato di Melfi con l’acquisizione del feudo di Giffoni e della baronia di S. Cipriano. Il suo successore Andrea IV si trasferisce definitivamente a Roma senza abbandonare la gestione dello Stato di Melfi tendendo anzi, con provvedimenti, a modernizzare la coltivazione dei cereali, la pastorizia e la produzione di lana. Istituisce nel 1792 il Vicario Generale che risiede a Napoli ma diventa il suo rappresentante, che da pareri sulle nomine e decisioni della Consulta, organo in cui intanto entra a far parte anche un avvocato. Compito del Vicario è curare le cause pendenti presso le magistrature regie e con i mercanti napoletani. 
Per esigere fitti ed altre tasse sull’uso dei beni con equità, per non dare adito ad eccessive controversie, Andrea IV promuoverà una campagna di estese e sistematiche misurazioni dei terreni; saranno compiuti numerosi interventi di restauro nei castelli e negli immobili delle sue proprietà facendo redigere, a partire dal 1789, da alcuni agrimensori di fiducia, diversi volumi in cui raccoglie le planimetrie dei principali feudi, con notizie sulle coltivazioni, su edifici e questioni patrimoniali di interesse. Tali volumi saranno completati nel 1844 ed in essi troviamo ampiamente illustrate le situazioni di Forenza, Lagopesole, Lacedonia, Leonessa, Camarda, S. Fele, Parasacco, Alberinpiano, Rapolla, S. Maria di Pierno, Atella e Giffoni.
Le vicende della repubblica partenopea del 1799 avranno degli effetti anche nello Stato di Melfi. Nel febbraio del 1800 ad Avigliano è proclamata la repubblica, che ben presto cadrà, ma si avranno anche delle rivolte nel 1802-1803 a causa della carestia. Con le leggi napoleoniche si avrà l’eversione della feudalità e la soppressione delle proprietà ecclesiastiche ed una lotta tra le comunità locali per l’acquisizione dei beni Doria Pamphilj. Famiglia che, pur perdendo tali diritti feudali sulle proprie terre con conseguente diminuzione delle rendite, mantiene un buon patrimonio fondiario ben governato ed amministrato. Nel 1811 sono venduti gli allevamenti, nel 1812 vengono licenziati gli “erari”. Intanto nel 1808 il principe ereditario Giovanni Andrea rinuncia alla primogenitura a favore di Luigi Giovanni Andrea V che avvierà una nuova gestione del feudo. Egli riuscirà a gestire il difficile periodo risiedendo per gran parte dell’anno proprio nel suo Stato di Melfi. Per presenziare a questa nuova gestione con il passaggio dal sistema feudale a quello latifondista, per sperimentare nuove forme di gestione del patrimonio, ma anche per rifugiarsi visti i pericoli che l’aristocrazia corre in questo periodo. Le sue sperimentazioni in ambito amministrativo saranno poi continuate dal suo successore Filippo Andrea V. Nel 1815 predispone ed elabora le “Istruzioni del nuovo Piano di Amministrazione” dell’ “Azienda di Melfi” costituito da 81 paragrafi. In questo Piano stabilirà le figure ed i compiti dei vecchi e nuovi funzionari, gli ambiti di competenza, ecc. In particolare vi sono tante indicazioni per l’Agente Generale, sui compiti e comportamenti da tenere e sui rapporti che deve mantenere con lo stesso principe e con il Vicario Generale a Napoli. Tra le sue incombenze vi sono il visitare “di tanto in tanto personalmente” tutte le proprietà dello Stato per verificarne le condizioni ed eventualmente prevedere interventi per una manutenzione. Ed infatti nelle appendici documentarie del volume della Benocci troviamo una serie di inventari a partire dal 1825 al 1876 che i vari Agenti si trasmettono al momento dei passaggi di consegna. 

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