giovedì 19 gennaio 2017

La descrizione del Regno di Napoli di Pacichelli: alcune note

Figura notevolissima di erudito e viaggiatore ante litteram, il romano Giovan Battista Pacichelli, dottore in utroque jure, fu Auditore della Nunziatura Apostolica di Colonia, oltre che accademico e ambasciatore di Ranuccio II Farnese. 
«Mentr’egli girava pel nostro Regno, raccolse le più mirabili memorie di ciascheduna città, e terra principale, co’ prospetti delle medesime, e co’ piani topografici delle provincie […] e l’opera cominciò a manipolarsi nel principio del 1695. Ma essendo avvenuta la morte dell’autore, restò incagliata per lo spazio di otto anni». (F. SORIA, Memorie storico-critiche degli storici napolitani, in Napoli, nella Stamperia Simoniana, 1781, t. II, p. 463).
Frutto dei viaggi dell’autore, il suo postumo Regno di Napoli in prospettiva  divenne una fonte ricca di informazioni per la successiva erudizione settecentesca. Nello stesso tempo, l’opera del Pacichelli si poneva non tanto nel solco delle descrizioni seicentesche, ridotte, come si è visto, a puri manuali popolari, quanto, piuttosto, li superava in uno sforzo di osservazione più diretta, meno mediata dall’erudizione e dal principio di autorità che aveva minato le consimili opere del Bacco e del Beltrano. 
In effetti, il Regno di Napoli in prospettiva superava l’impostazione manualistica, quasi da almanacco ‘corografico’, basata su schemi ripetitivi, ma andava ad esaminare in modo capillare, con l’ausilio della rappresentazione cartografica, il quadro politico-istituzionale delle province, facendo altresì perno non solo sul canonico schema politico-istituzionale, ma anche sulle potenzialità economiche del territorio e sulle peculiarità geografiche dei singoli centri . 

Nessun commento:

Posta un commento